Pompei. La favola di Alessandra: «Con la mia danza ho stregato i Pink Floyd»

Salvatore Piro,  

Pompei. La favola di Alessandra: «Con la mia danza ho stregato i Pink Floyd»

«Ho danzato nelle carceri, nei centri sociali, tra fabbriche come l’ex Italsider di Bagnoli, ora dismesse e diventate delle vere e proprie discariche a cielo aperto. L’ho fatto perché i luoghi oggi deserti e abbandonati possono rappresentare la rinascita: preferisco “dipingerli”, attraverso l’arte e la danza, come dei laboratori di nuovi sogni. Forse è stata proprio questa mia ricerca, questo spingermi senza paura, muovendomi con grazia all’interno di scenari angusti, dal recondito significato quasi mistico, a convincere Maben per lo storico remake de ‘Pink Floyd Live a Pompei’». Questo il racconto, ricco di aneddoti, di Alessandra Sorrentino: ballerina, coreografa, orgoglio di Pompei. Alessandra, che danza da quando aveva sei anni, prima di conoscere un successo anche internazionale è cresciuta alla scuola di ballo del teatro più antico del mondo: il San Carlo. La leggiadra ballerina sembra avere una marcia in più. La sua arte sposa infatti il sociale. «Ballo, ma sono anche una coreografa e un’operatrice impegnata nel sociale – prosegue – per questo ho danzato pure nelle ex carceri ora dismesse». Tra i vari progetti, realizzati come coreografa, spicca su tutti il suo “Scugnizzo liberato”, che nel 2017 vinse il Festival internazionale di videodanza. Alessandra Sorrentino, per la sua opera di successo a sfondo sociale, in quel caso si servì dell’ex carcere minorile Filangieri in cui Eduardo De Filippo aveva fatto costruire un teatro per i giovani carcerati. «Siccome questi furono trasferiti a Nisida – ha spiegato la coreografa – il suo sogno non fu realizzato. Io ho voluto riprenderlo». Quel video fu un omaggio alla danza che viene dal basso. I luoghi occupati, per dirla con Alessandra, «danno la possibilità a tutti di realizzare le proprie idee». E’ stata forse questa sua intraprendenza a “stregare” lo scozzese Adrian Maben – ideatore di Pink Floyd: Live at Pompeii, film-concerto che vide la band inglese esibirsi nel 1971 all’Anfiteatro – e l’italiano Luca Mazzieri, il regista dell’ultimo remake sui Pink Floyd in concerto negli Scavi. Maben e Mazzieri hanno infatti deciso di affidare alla giovane ballerina il delicato ruolo dell’onirica Gradiva: “colei che risplende nel camminare” e nel danzare. Gradiva è la protagonista indiscussa de ‘Reliving at Pompeii’’: il docufilm celebrativo del 50esimo anniversario delle riprese del concerto che, in un connubio quasi ascetico, nel 1971, riuscì a unire la storia di Pompei alla contemporaneità rock dei Pink Floyd. Il nuovo docufilm ripercorre in cinque episodi “i momenti creativi di Maben in un viaggio intimo dentro il Parco Archeologico” per andare alle origini del primo ciak. ‘’Reliving at Pompeii’’, in diretta dall’Anfiteatro, è stato trasmesso lo scorso 28 ottobre in esclusiva sulla piattaforma digitale del Ministero della Cultura, “ItsArt.tv”. Nonostante l’importanza del ruolo rivestito e del palcoscenico calcato, Alessandra Sorrentino dichiara: «Pensavo di trovare molte difficoltà. Poi, subito dopo il primo ciak, è andato tutto in discesa». L’incontro con Maben, supervisore del remake, ha aiutato Alessandra a carpire alcuni aspetti, nascosti, della personalità del regista: «Ho notato subito che era un grande osservatore. Il suo ritorno agli Scavi? Maben mi ha confessato di provare malinconia mista a sorpresa. Mi ha detto di aver ritrovato gli Scavi molto diversi. Al suo ciak nel ‘71 – conclude Sorrentino – non esistevano nemmeno i cancelli per chiudere le domus. Ha trovato un Parco molto diverso, ma i suoi occhi per Pompei sono rimasti gli stessi».

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