Ponte Morandi, l’appello delle vittime: «La strage rischia di finire in prescrizione»

Vincenzo Lamberti,  

Ponte Morandi, l’appello delle vittime: «La strage rischia di finire in prescrizione»
Ricordate a Torre del Greco, dove risiedevano, le vittime campane decedute in seguito al crollo del ponte Morandi un anno fa a Genova, con un minuto di silenzio e dipinti realizzati da artisti di Torre del Greco, Napoli 14 Agosto 2019. ANSA/CESARE ABBATE/

Giovanni, Andrea, Antonio e Gerardo. Sono i nomi dei quattro amici di Torre del Greco morti nel crollo del Ponte Morandi avvenuto il 14 agosto del 2018. Il rischio che le famiglie delle vittime, furono 43 in tutto a perdere la vita, possano non vedere riconosciuta la colpevolezza di chi sbagliò, diventa ogni giorno più inquietante. L’avvocato Antonio Cirillo, legale della famiglia Battiloro che nel crollo ha perso il figlio Giovanni, ha espresso con forza questa preoccupazione: «Il fatto che migliaia di persone siano presenti in questo processo comporta il rischio che questo processo si blocchi. E’ giusto che associazioni o che gli sfollati rivendichino il proprio diritto al risarcimento, ma dobbiamo ricordare che qui in questa sede noi stiamo rappresentando la famiglia di un ragazzo di 28 anni morto nel crollo del Ponte, sono due cose ben diverse. Pensiamo soltanto se 50, 100, mille persone si aggiungono a questo processo, rischiamo che per ogni udienza sia necessario fare una sola udienza per l’appello. Chiedo a tutti di fare una riflessione, perché certe rivendicazioni possono essere fatte in un’altra sede», le parole del legale della famiglia Battiloro. Una delle poche ad aver rinunciato al maxi risarcimento, si parlava di quasi un milione di euro, perché interessata ad avere giustizia e non soldi. Soldi che non avrebbero restituito ai Battiloro il loro Giovanni.  Dopo quasi un mese di stop ci si prepara a tornare in aula a Genova: è fissata per l’otto novembre, lunedì prossimo, l’udienza che segnerà la ripartenza nel percorso processuale sul crollo del ponte Morandi di Genova. La prima udienza, nel Palazzo di giustizia del capoluogo ligure lo scorso 15 ottobre, si era conclusa con un rinvio e un’istanza di ricusazione del gup presentata da un gruppo di legali difensori di alcuni imputati, fra cui anche l’ex ad di Aspi Giovanni Castellucci nei confronti del gup Paola Faggioni. Secondo i legali il giudice non avrebbe potuto giudicare in modo imparziale perché sulla vicenda del Morandi aveva già espresso alcune valutazioni, contenute nell’ordinanza da lei firmata per le misure cautelari emesse nell’ambito di un procedimento parallelo, l’inchiesta sulle barriere fonoassorbenti autostradali fuori pericolose. I giudici della Corte d’Appello di Genova hanno rigettato l’istanza: le osservazioni sul sono state considerate “generiche”, e non tali da compromette l’imparzialità del giudizio. Gli occhi sono puntati alle tempistiche del procedimento e ad evitare il rischio prescrizione. Intanto lunedì si proseguirà ripartendo da dove ci si era fermati, dopo il rinvio concesso agli avvocati di alcune parti imputate per la valutazione più dettagliata delle costituzioni di parte civile. Proprio nella prossima udienza ci sarà anche l’ammissione delle parti civili sulla base delle richieste depositate a metà ottobre, oltre 500. In tutto sono 59 gli imputati nel procedimento più le due società, Aspi e Spea. Proprio sul tema dei tempi del processo i familiari delle vittime si erano già espressi a margine della prima udienza, il 15 ottobre scorso: «Ci aspettiamo – aveva sottolineato la portavoce del comitato Egle Possetti- ogni genere di mossa per rallentare l’iter processuale. Ma non ci siamo spaventati più di tanto. Intanto l’udienza c’è stata e quindi procediamo».

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