Seduta alle 12, nuove accuse al presidente del consiglio di Terzigno

Andrea Ripa,  

Seduta alle 12, nuove accuse al presidente del consiglio di Terzigno

Le polemiche dopo l’ultimo consiglio comunale di giovedì scorso non si placano. Nel mirino non c’è soltanto la questione degli atti, sottoposti ai componenti dell’assise con forte ritardo e in violazione del regolamento del consiglio comunale, ma soprattutto la querele legata alla convocazione della prossima seduta di giovedì: al mattino e in netta controtendenza con il 99% degli incontri fin qui tenuti a palazzo di città. Secondo le disposizioni del contestato presidente Antonio Vaiano – anche giovedì sera è stato travolto dalle critiche da parte degli esponenti della minoranza – il consiglio comunale è convocato per le ore 12 in prima chiamata e per il giorno successivo, allo stesso orario, in seconda. Scelta che non è piaciuta a tutti. A contestare la decisione stavolta è Domenico Auricchio, senatore e oggi seduto tra i banchi della minoranza. Già giovedì scorso aveva avuto modo di criticare il capo dell’assise in una sorta di sfogo per la conduzione della seduta. Adesso nel mirino c’è la decisione di tenere il consiglio a mezzogiorno. «E’ una scelta che va contro le esigenze dei cittadini. Forse dopo la figuraccia fatta giorni fa, i nostri amministratori hanno paura di avere pubblico in sala. Così la seduta è stata spostata a orario di pranzo, mentre è consuetudine che si convochi di sera. Vaiano forse ha tenuto conto soltanto delle sue esigenze lavorative e non quelle di tutti i consiglieri che fanno parte dell’assise», ha spiegato. E ancora una volta l’attacco al presidente per non essere «garante» di tutti componenti dell’emiciclo. «Lo ribadisco ancora una volta, questi metodi dittatoriali a me non piacciono. Sono stato tra coloro che hanno votato Vaiano per la presidenza, probabilmente il mio voto è stato decisivo perché altri della sua stessa maggioranza non lo volevano. Ma oggi quella scelta non la rifarei, lui sa perché in quel momento la mia preferenza andò a lui. Mi aspettavo un presidente del consiglio che potesse ascoltare tutte le istanze, invece ogni volta assistiamo a mani battute sul tavolo e censure alla minoranza. Vaiano dimentica che siamo consiglieri e non i suoi scolari».

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