Scacco alla camorra vesuviana, in un anno sequestrati 14 milioni di euro ai Fabbrocino

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Scacco alla camorra vesuviana, in un anno sequestrati 14 milioni di euro ai Fabbrocino

Aziende, ville, garage, appezzamenti di terra, rapporti finanziari. Imprese, negozi, complessi immobiliari, fabbriche. Una galassia sconfinata. In tutto circa 14 milioni di euro complessivi strappati dalle mani di una delle cosche più ricche della provincia di Napoli nel giro di un anno. Numeri, quelli messi insieme dalle indagini dell’Antimafia, che danno il senso dell’incredibile potere economico accumulato nel corso degli anni dal clan Fabbrocino di San Giuseppe Vesuviano. La cosca degli imprenditori, l’organizzazione criminale che ha sfidato e battuto la Nco di Raffaele Cutolo, è ancora viva. E resta uno dei clan più longevi e importanti della geografia criminale campana e soprattutto dell’area vesuviana. Un’organizzazione quasi impenetrabile. La ricchezza, infatti, è un’arma che serve alla camorra anche per evitare i pentimenti. E gli ex affiliati un tempo vicini ai Fabbrocino che hanno deciso di collaborare con la giustizia negli ultimi decenni si contano sulle dita di una mano. Un dato indicativo del potere del clan. Ma nonostante ciò, in questi ultimi anni, l’Antimafia ha deciso di assestare una dura offensiva alla cosca, arrestando quelli che la Dda ritiene i nuovi padroni del clan dopo la morte del super boss Mario Fabbrocino. L’ala militare dell’organizzazione è stata decimata ma il vero obiettivo degli inquirenti è quello di colpire al cuore l’immenso impero economico gestito dal clan e costruito in ogni angolo d’Italia e del mondo dalla regia del padrino morto al regime del 41-bis. Una intricata matassa di legami con imprenditori, “teste di legno”, prestanome e personaggi border line che l’Antimafia ha ricostruito minuziosamente arrivando a richiedere e ottenere, nell’ultimo anno (tra il 2020 e il 2021), diversi sequestri di beni per alcuni soggetti ritenuti legati mani e piedi alla camorra. Dal blitz in Cilento dell’ottobre dello scorso anno – furono sequestrati 13 milioni di euro tra ville, soldi e altri beni immobiliari – e i 700.000 euro sequestrati, invece, a Terzigno a carico di un uomo ritenuto il referente del clan nel settore delle estorsioni. Fanno poco meno di 14 milioni di euro complessivi con sole due operazioni. Soldi che però, secondo gli stessi investigatori, rappresenterebbero soltanto una piccola fetta del patrimonio accumulato dal clan grazie allo spaccio e alle estorsioni. Soldi in parte ripuliti negli anni dai Fabbrocino che possono far leva, come sottolineato dai giudici in uno dei tanti provvedimenti che hanno travolto la cosca in questi anni, anche sui proventi delle attività legali finite in mano alla camorra. «Nelle casse del clan  – un passaggio di una recente ordinanza cautelare che ha colpito la cosca – confluiscono non solo i proventi delle attività illecite, ma anche i profitti ormai derivanti dalla conduzione delle attività imprenditoriali intraprese e gestite dal clan con metodi mafiosi».

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