Dramma politiche sociali a Torre del Greco: 2.500 «vittime» del Comune

Alberto Dortucci,  

Dramma politiche sociali a Torre del Greco: 2.500 «vittime» del Comune
I numeri del disastro-welfare

Torre del Greco. Il «viaggio della speranza» è in programma oggi alle 11, quando una delegazione guidata dal sindaco Giovanni Palomba sbarcherà in Regione Campania – in particolare, alla direzione generale delle politiche sociali – e proverà a scongiurare l’incubo del commissariamento dell’ufficio sociale di piano. Ma i numeri del «biglietto da visita» con cui si presenterà lo storico figlioccio della Dc all’ombra del Vesuvio sono impetuosi. E confermano il «dramma welfare» denunciato in varie occasioni dai banchi dell’opposizione di palazzo Baronale.

I progetti fantasma

Basta un rapido screening delle (mancate) attività registrate dall’inizio del 2020 per toccare con mano la «portata» dei danni a carico delle fasce deboli del territorio: sono 14, infatti, i progetti programmati dall’amministrazione comunale e mai partiti. Si va dai tirocini formativi per i giovani e i disoccupati alle attività sportive per i minori, passando per il progetto H-Demia di inclusione sociale ai servizi socio educativi di assistenza scolastica. I servizi destinati a disabili e anziani, poi, rappresentano il vero tallone d’Achille del welfare a Torre del Greco: sia i progetti per l’assistenza domiciliare sia i progetti di integrazione sono fermi al palo, con inevitabili disagi per i cittadini. Senza dimenticare i duemila percettori di reddito di cittadinanza «dimenticati» dal Comune dopo il piano presentato dall’ex vicesindaco Luisa Refuto con delega alle politiche sociali. Insomma, carte alla mano, qualche legittimo dubbio sulla «efficienza» dell’ente di palazzo Baronale potrebbe sorgere «perfino» in Regione Campania.

Le «vittime» del sistema

A essere particolarmente penalizzati da ritardi e mancanza di programmazione sono i bambini e i disabili del territorio. Sono superiori a 300 i bambini esclusi dalle attività di sostegno e assistenza, mentre i disabili tagliati fuori dai piani di inclusione superano i cento. Senza dimenticare, appunto, i circa 2000 percettori di reddito non impiegati – come accade in tutte le città della provincia di Napoli – in progetti di pubblica utilità.

L’opposizione attacca

«Non avere le famiglie come priorità politica significa essere corpo estraneo alla realtà – tuona Vincenzo Salerno, capogruppo del M5S in consiglio comunale -. Da sempre le attività dovrebbero essere orientate al sostegno dei soggetti fragili e all’inclusione socio-lavorativa degli ultimi. La spasmodica ricerca di trovare alibi è ancora più grave del danno arrecato. È inaccettabile rincorrere i rimedi per non ammettere i propri fallimenti». Concetti ribaditi dalla collega pentastellata Santa Borriello: «La mancata attuazione degli interventi destinati ai minori rappresenta uno schiaffo in pieno volto per ogni donna e mamma del territorio – la voce della grillina – Purtroppo nell’ambito delle pari opportunità, la nostra città è fortemente arretrata e non potrebbe essere altrimenti se non si realizzano attività del genere». Infine il «soldato» Luigi Caldarola: «Questi interventi mai realizzati rappresentano non solo un danno in termini di servizi, ma sono anche un’evidente occasione persa in termini economici – sottolinea l’ex dissidente della maggioranza -. Da una semplice analisi risalta che oltre 1,7 milioni di euro già stanziati non saranno utilizzati, danneggiando centinaia di nuclei familiari. E’ giunto il momento di interrompere la diatriba scaricabarile tra la politica e la gestione perché questi sono comportamenti di concorso di colpa».

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