Covid H di Boscotrecase, in sub-intensiva il 70% non è vaccinato

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Covid H di Boscotrecase, in sub-intensiva il 70% non è vaccinato

Boscotrecase. I numeri sono impietosi e dicono sempre la verità. Al di là delle leggende no vax, basta farsi un giro al Covid Hospital di Boscotrecase per capire come sia la situazione reale. Nel reparto di sub-intensiva, che a regime può ospitare 25 pazienti, i ricoverati sono 23. Di questi il 70% non è vaccinato. Sette su dieci, dunque, hanno deciso, per motivi diversi, di credere alle frottole della propaganda no vax scegliendo la strada dell’indifferenza, mentre il virus ha continuato a circolare libero e indisturbato. In sub-intensiva finiscono quei pazienti considerati gravi e meritevoli di cure particolarmente complesse. Il casco per l’ossigeno, le terapie. Da qualche settimana l’ospedale è nelle mani di Adriano De Simone. Un’eredità importante quella lasciata da Savio Marziani che si era dimesso dopo aver lanciato accuse scottanti. A De Simone toccherà ora risolvere anche altre grane. Prima tra tutte quella della terapia intensiva: al Covid H di Bosco è chiusa dalla seconda ondata. Pesa la carenza di anestesisti che non riesce a superare la necessità di formare turni per le 24 ore. L’Asl Napoli 3 Sud ha stipulato diverse convenzioni con altri ospedali: ma il dramma della carenza di anestesisti per ora non si riesce a risolvere. Il Covid H di Boscotrecase è un baluardo nella lotta al Covid. Insieme all’ospedale Cotugno di Napoli regge l’onda d’urto della quarta ondata che turba i sogni degli italiani. La metà dei pazienti ricoverati, infatti, viene da città che non sono dell’Asl Napoli 3 Sud. Nell’ospedale vesuviano ci sono altri 25 posti: di questi al momento, in medicina generale, solo 7 sono occupati. Ma vengono accolti quei pazienti che ricoverati altrove per altre patologie scoprono di essere positivi. Ed infatti, in questo caso, la percentuale dei vaccinati sale. Perché si tratta di pazienti fragili che temono per la presenza del Covid e che grazie al vaccino possono essere ricoverati in un reparto “normale”, anziché in sub intensiva o, peggio, in intensiva. Dei 25 posti in medicina, poi, dieci sono dedicati a pazienti che soffrono di disturbi cardiologici. Ed è questa, anche, la sfida del nuovo direttore del Covid H di Bosco, De Simone. Grazie agli accordi con medici cardiologi, infatti, il Covid H si concentrerà sulle patologie cardiologiche con le specializzazioni sull’emodinamica. La quarta ondata, per ora, al Covid H viene gestita con tranquillità. I medici si attendono l’arrivo del picco, così come sostengono anche gli esperti di flussi matematici, tra le feste di Natale e la prima settimana di gennaio. Ed è anche quello il periodo in cui i vertici del Covid H sperano di poter rimettere in piedi anche la terapia intensiva. Perché se le terze dosi non decolleranno e le follie negazioniste continueranno ad avere peso, dicembre potrebbe essere un mese difficile. In trincea, come sempre, ma con la difficoltà di un Paese che sembra aver smesso di credere alla scienza.

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