Castellammare, il clan D’Alessandro voleva «zittire» il killer di Carolei

Tiziano Valle,  

Castellammare, il clan D’Alessandro voleva «zittire» il killer di Carolei

Castellammmare. Gaetano Vitale, uno degli imputati per l’omicidio del ras Raffaele Carolei, provò a impedire che il killer Pasquale Rapicano cominciasse a collaborare con la giustizia. È uno dei retroscena che viene fuori dall’ultima udienza del processo. È stato proprio l’ex sicario del clan D’Alessandro a raccontarlo in aula, rispondendo alle domande del pm dell’antimafia.

Siamo all’inizio del 2020 e il killer di Scanzano che ha appena incassato una condanna all’ergastolo in Appello per l’omicidio di Pietro Scelzo, viene arrestato dai carabinieri che trovano due pistole nell’atrio della sua casa nel centro antico. Rapicano viene portato in cella e in quel momento comincia il «pressing» della famiglia Vitale, conosciuti come i “mariuoli” nel centro antico di Castellammare e da sempre attivi nel traffico di sostanze stupefacenti sempre per conto del clan D’Alessandro.

Proprio Gaetano Vitale – secondo il racconto del pentito – avvicina la moglie di Rapicano, le chiede di assistere alle chiamate con il marito detenuto e si propone di accompagnarla in carcere. C’è il timore che Rapicano possa pentirsi, anche perché dopo la condanna all’ergastolo aveva deciso di cambiare casa, di spostarsi nella periferia nord di Castellammare proprio per il timore di essere ucciso. Il pentito racconta che alcuni esponenti della famiglia Vitale fanno sapere di essere a disposizione per soldi e assistenza legale, ma quando ormai sembra scontato che il sicario voglia collaborare con la giustizia a Rapicano arriva un messaggio in cella: “Noi non ci conosciamo vero?”.

È in quel modo evidentemente che le persone più vicine al killer sperano che non vengano fatti i loro nomi. Rapicano, d’altronde, ha affermato di aver fatto parte fin da piccolo del clan D’Alessandro, e di aver cominciato a uccidere per conto della cosca di Scanzano quasi venti anni fa.  Il collaboratore di giustizia però non si ferma davanti a quei tentativi di zittirlo e rende dichiarazioni sui delitti commessi, tra cui appunto l’omicidio Carolei: «Siamo stati io e Gaetano Vitale a organizzarlo. Abbiamo deciso di coinvolgere mio fratello Catello e Giovanni Savarese con il quale siamo cresciuti», racconta l’ex killer. Proprio per le accuse mosse dal pentito  che oggi Gaetano Vitale è in carcere con l’accusa di aver partecipato all’efferato delitto di Raffaele Carolei, ucciso e fatto sparire secondo il racconto dei pentiti. Sì, perché le accuse di Pasquale Rapicano vengono suffragate dalle rivelazioni del fratello Catello. «Pasquale e Gaetano Vitale mi dissero che dovevamo uccidere Carolei», racconta Catello che rispetto al suo rapporto con Vitale dice «eravamo come fratelli, potevo sempre contare su di lui per qualsiasi cosa avessi bisogno».

©riproduzione riservata

CRONACA