Camorra, niente sconti a boss e killer di Torre del Greco: prorogato il 41-bis a Montella e Raiola

Alberto Dortucci,  

Camorra, niente sconti a boss e killer di Torre del Greco: prorogato il 41-bis a Montella e Raiola
Il boss Ciro Montella e il killer Francesco Paolo Raiola

Torre del Greco/Ercolano. Il primo è l’indiscusso capo della frangia sanguinaria degli Ascione-Papale, il secondo è lo spietato killer – esecutore materiale dell’omicidio di Gaetano Di Gioia, alias ‘o tappo, storico padrino di corso Garibaldi – al soldo degli scissionisti del rione Sangennariello. Due pezzi da Novanta della camorra all’ombra del Vesuvio, con un destino comune: condanne variabili tra i 30 anni e l’ergastolo da scontare – fino a oggi – al regime di 41-bis. Ovvero, in completo isolamento. I giudici della prima sezione della suprema corte di cassazione – presidente Adriano Iasillo – hanno, infatti, respinto i ricorsi presentati dal boss Ciro Montella noto come ‘o lione e dal killer Francesco Paolo Raiola avverso i decreti con cui il ministero della giustizia ha prorogato per entrambi il regime di detenzione al 41-bis. «Restano pericolosi e non hanno mai dato prova di ravvedimento o di dissociazione dalle rispettive consorterie criminali», la sostanziale tesi alla base del verdetto degli ermellini.

Il boss isolato da 10 anni

Lo spietato capoclan noto come ‘o lione deve scontare una condanna complessiva di circa 29 anni per una lunga serie di reati di stampo camorristico, compreso un omicidio volontario. Il fine pena è fissato a metà del 2039 e Ciro Montella è detenuto in isolamento dal 2012: praticamente 10 anni, ulteriormente prorogati a febbraio del 2021 dal tribunale di sorveglianza di Roma. Una decisione contestata dai legali del 45enne, pronti a sottolineare le scarse possibilità di Ciro Montella di riprendere i contatti con i «soldati» del clan Ascione-Papale: una tesi «bocciata» dagli ermellini, secondo cui il sanguinario boss – a dispetto del «comportamento esemplare in carcere» evidenziato dai propri avvocati – resta pericoloso e in grado di riprendere il controllo della cosca perfino dal carcere. Di qui, la dichiarazione di inammissibilità del ricorso e la condanna al pagamento di 3.000 euro di ammenda per Ciro Montella.

Le lettere del killer

Stesso verdetto per il sicario noto come fravulella, l’assassino di Gaetano Di Gioia ritenuto un esponente di spicco degli scissionisti del rione Sangennariello. Un ruolo confermato «dai plurimi trattenimenti della corrispondenza indirizzata al detenuto – si legge nella sentenza di terzo grado – in quanto contenente messaggi a contenuto criptico». Non solo: Francesco Paolo Raiola non avrebbe mai dato segnali di ravvedimento e, al contrario, sarebbe già in corso in diverse infrazioni disciplinari. Un «quadro» capace di convincere gli ermellini a rigettare il ricorso presentato dai suoi legali e a confermare il 41-bis.

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