Camorra scatenata a Torre Annunziata, il pizzo di Natale raddoppia: 400 euro per ogni negozio

Giovanna Salvati,  

Camorra scatenata a Torre Annunziata, il pizzo di Natale raddoppia: 400 euro per ogni negozio

I clan di Torre Annunziata hanno bisogno di soldi per pagare il prezzo della guerra. Quattrini che devono entrare dalla raccolta delle estorsioni che assieme alla droga rappresenta il principale business delle cosche. E così, da qualche tempo, gli esattori del pizzo hanno stretto ancora di più il cappio al collo di imprenditori e commercianti, arrivando a chiedere la doppia tangente. Un’estorsione supplementare rispetto alle “classiche” richieste di racket di Natale, Pasqua e Ferragosto. E’ quanto emerge della recenti indagini condotte dall’Antimafia e dalle forze dell’ordine sulle nuove dinamiche criminali in atto in città. Informative e segnalazioni ricostruiscono le trame del sistema pizzo proprio alle porte delle festività. Feste che – sulla carta – dovrebbero rappresentare una boccata d’ossigeno dopo l’anno nero della pandemia. Gli esattori della camorra e in particolare quelli legati al clan Gionta avrebbero raddoppiato le loro pretese. Puntando soprattutto ai piccoli negozi. Commercianti di quartiere ai quali la cosca chiede la tassa fissa del pizzo – parliamo di cifre che possono raggiungere anche le migliaia di euro – e «un regalo». Il regalo è un’estorsione extra che serve a finanziare lo scontro con i rivali e anche a pagare gli stipendi ai detenuti. La cifra del “regalo” si aggira da un minimo di 200 a un massimo di 400 euro. Soldi che moltiplicati per centinaia di piccole e medie imprese diventano cifre enormi. E proprio in questi giorni, forse anche per effetto del ritorno alla carica dei clan nella raccolta delle tangenti, diversi negozi hanno chiuso la saracinesca. Chi resta aperto, nella maggioranza dei casi, paga e tace. La debolezza dei commercianti è diventata la linfa vitale per i clan, cosche sempre più spietate e pronte allo scontro. Una ferocia che ha origine nella lotta per il monopolio degli affari illeciti. Una guerra che dall’inizio dell’anno ad oggi ha prodotto un omicidio, dieci stese, 30 auto incendiate e diversi agguati mancati per un soffio. Retroscena, indizi, ipotesi messi insieme in un dossier finito nelle mani dei magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Dentro ci sono nomi e cognomi, profili, dati, segnalazioni. Tasselli di un mosaico che i pm stanno provando a ricostruire per assestare l’ennesimo colpo alla camorra che tiene in scacco Torre Annunziata. Perché la guerra per il racket è uno scontro che lentamente sta impoverendo una città già sull’orlo del baratro.  Un incubo dal quale Torre Annunziata può uscire però solo con le denunce, con una riscossa sociale che parta dal basso, dal cuore dei vicoli. Un messaggio rilanciato a più riprese, in questi mesi, dalle associazioni e dalla Prefettura. Lo Stato ha blindato, da settembre, i quartieri a rischio, ponendo fine all’escalation di violenza. Ma ora serve la risposta di una città chiamata a spezzare le catene della paura e a liberarsi dalla morsa del pizzo.

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