Castellammare. Ex Meridbulloni, dieci operai traditi: «Restate a Monfalcone»

Tiziano Valle,  

Castellammare. Ex Meridbulloni, dieci operai traditi: «Restate a Monfalcone»

Si respira un’aria pesante tra gli operai ex Meridbulloni di Castellammare di Stabia che sono stati assunti dalla Sbe Sud, la società fondata dall’imprenditore Alessandro Vescovini. Dal primo gennaio prossimo, i 43 dipendenti della società dovranno confluire nella Sbe Varvit, che aprirà il nuovo stabilimento industriale ad Acerra entro l’autunno del 2022. Fino a quel momento, però, i lavoratori dovranno continuare a lavorare a Monfalcone dove dallo scorso febbraio sono stati impegnati per la formazione in azienda.Qui cominciano i problemi. Vescovini ha avviato trattative singole con i dipendenti. Ad alcuni viene garantita la possibilità di continuare a beneficiare della casa messa a disposizione dall’azienda a Monfalcone, oltre che dell’opportunità di poter far ritorno a casa per sette giorni ogni sei settimane, e altri benefit come ad esempio i buoni pasto.

Ad altri – almeno una decina di operai – è stato invece tolto qualsiasi tipo di sostegno e questa decisione crea non poche difficoltà a chi è costretto a lavorare a 900 chilometri di distanza da casa e soprattutto si è fidato delle promesse che Vescovini, accompagnato dal sindaco di Castellammare di Stabia Gaetano Cimmino e da altri esponenti della politica locale come l’ex senatore Nello Di Nardo, avevano fatto mentre gli operai manifestavano davanti ai cancelli della Meridbulloni, in via De Gasperi.Formazione a Monfalcone con vitto, alloggio e trasferimenti pagati dall’azienda e poi ritorno sul territorio, entro un anno, con l’apertura della nuova fabbrica: questi gli impegni assunti dall’imprenditore che – come lui stesso ha dichiarato – ha potuto contare sul pieno supporto delle istituzioni locali e regionali.Di grave nelle trattative che stanno appesantendo il clima tra gli operai stabiesi impegnati nella fabbrica della Sbe Varvit, c’è anche il fatto che ad almeno una decina di lavoratori sarebbe stato anticipato che non faranno parte dell’organico che andrà a formarsi nella nuova fabbrica ad Acerra.Una situazione assurda considerando che i lavoratori che hanno accettato di seguire Vescovini e abbandonare il gruppo Fontana lo hanno fatto proprio per la promessa di tornare a lavorare in Campania.

Almeno una decina di operai, dunque, si ritrovano esattamente nella condizione di un anno fa quando le imposizioni della società che voleva trasferirli in provincia di Milano o di Torino li spinse a contestare quella sorta di licenziamento mascherato con un presidio davanti ai cancelli dell’ex Meridbulloni.Adesso Vescovini li pone davanti a un aut aut inaccettabile: firmare con la Sbe Varvit e restare a Monfalcone, nonostante i colleghi potranno fare ritorno in Campania, oppure licenziarsi.Una questione che presto potrebbe finire anche sul tavolo dell’amministrazione comunale di Castellammare, che ha il dovere morale d’intervenire sulla vicenda e non abbandonare gli operai stabiesi dopo aver spalancato le porte all’arrivo di Vescovini in città.

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