Violenza sulle donne «la prevenzione parte da uno scatto a livello culturale»

Rosa Esposito,  

Violenza sulle donne «la prevenzione parte da uno scatto a livello culturale»

Lo scoppio della pandemia ha causato gravi effetti non solo in ambito economico ma anche e soprattutto nel contesto sociale.L’impatto che ha avuto lil Coronavirus sulla vita delle persone è stato devastante a più livelli: fisico, psicologico, relazionale ed ambientale.Tra le categorie più colpite ci sono le donne, con un peggioramento complessivo della qualità della vita superiore rispetto agli uomini, probabilmente a causa di un sovraccarico di impegni e di cura, anche in conseguenza alla chiusura di scuole, fabbriche, uffici e attività commerciali.La donna, spesso penalizzata per via di un’idea patriarcale, soggetta a discriminazioni, pregiudizi ed omertà, si trova ancora una volta a combattere contro una cultura retrograda, malata, e primitiva in cui la parità di genere è un obiettivo ancora molto lontano. Basti pensare che in Campania nel 2020 le donne occupate sono solo 564mila e la disoccupazione femminile aumenta di molte migliaia di unità ogni anno.

Bisogna dunque far fronte alle gravi conseguenze di questa mentalità che penalizza le donne, sempre più spesso costrette anche a subire violenze. Il fenomeno del femminicidio è un crimine che va combattuto giorno per giorno, in ogni maniera possibile.Donne considerate non persone ma “oggetti di proprietà” da possedere, in base alla logica malata di chi gli sta accanto. È per questo che servono scuola, competenze e welfare.Educare significa prima di tutto fare prevenzione, poiché è a scuola che i ragazzi e le ragazze devono apprendere la cultura della legalità e del relazionarsi nella libertà e nel rispetto reciproco. È fondamentale la formazione e la specializzazione di tutti gli operatori del settore pubblico e privato sociale che gravitano attorno al fenomeno criminale della violenza di genere. Per una donna vittima di violenza fare il primo passo, condividendo la propria storia, è segno di grande coraggio, caratterizzato da varie sofferenze: è dunque d’obbligo per chi interloquisce con una vittima avere la competenza e la preparazione per ascoltare, mettendo a sua disposizione attenzione, empatia e attivismo. Bisogna placare il “victim blaming”, cercando cioè di contrastare il più possibile l’idea che spetti alle donne il compito di evitare situazioni “pericolose”.Ogni vicenda ha una storia diversa alle spalle, ma tutte hanno in comune la conseguenza di donne che si ritrovano ad essere schiave di una realtà sbagliata.C’è la paura di non essere credute, di essere colpevolizzate se si denuncia, c’è il terrore di perdere i figli e di non avere un’alternativa alla violenza.Violenza domestica, subita nella maggior parte dei casi da mariti, compagni e fidanzati, che causa danni fisici ed emotivi.I dati parlano chiaro. Al numero di pubblica utilità 1522 contro la violenza sulle donne, le chiamate sono aumentate del 79,5%, rispetto al 2019, secondo l’Istat. Iniziano a salire nel mese di marzo con picchi ad aprile (+182,2 per cento rispetto a maggio 2019).La violenza segnalata al 1522 è soprattuto fisica e rispetto agli anni precedenti sono aumentate le richieste di aiuto da parte di giovani ragazze.Durante i primi 5 mesi del 2020 sono state 20.525 le donne che si sono rivolte ai centri anti violenza, con differenze territoriali importanti. La media di donne accolte per struttura arriva a 108 nel nord-est e a circa 95 nel centro Italia. I centri anti violenza delle isole e del sud hanno invece accolto una media di 43 e 47 donne.

L’importanza e la presenza delle strutture ha aiutato molte donne a farsi avanti.Nell’area stabiese un punto di riferimento è la città di Castellammare di Stabia che ospita un centro anti violenza a cui si rivolgono anche donne di altri comuni del comprensorio. «Ci siamo subito attivati con questa amministrazione per creare un’organizzazione e delle strutture facilmente raggiungibili dalle donne», spiega l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Castellammare, Sabrina Di Gennaro. Appena nel 2019 la giunta di centrodestra ha tagliato il nastro della struttura “Il rifugio di Jole”. «È una casa di prima accoglienza e un centro anti violenza, a cui le donne possono rivolgersi per trovare un supporto sia psicologico che legale, che le accompagna in tutto il percorso – spiega l’assessore Di Gennaro – È anche uno dei pochi centri a mettere a disposizione un “rifugio”, sviluppato all’interno di una struttura confiscata alla camorra, dove le donne vittime di violenza possono trovare assistenza sia per se stesse ed eventualmente anche per il proprio figlio».Il compito della politica e delle amministrazioni, però, è anche quello di lavorare sulla prevenzione, magari anche attraverso l’organizzazione di campagne di sensibilizzazione. «Personalmente non credo molto alla giornata del 25 novembre, non si può parlare di violenza di genere solo in questa data – dice Sabrina Di Gennaro – È un fenomeno talmente grande e sommerso che diventa fondamentale la sensibilizzazione. È importante aiutare le donne a denunciare, perché le motivazioni che poi portano a quegli eventi nefasti, sono delle storie che partono proprio dalla mancanza di ascolto, ed è importante quindi creare una rete».

In tal senso il comune di Castellammare ha provato a fare dei passi avanti: «Abbiamo stretto una sinergia con l’Asl, con i comuni limitrofi, con la procura e con le forze dell’ordine, lavorando e collaborando continuamente per cercare di non lasciare sole le donne che hanno bisogno di aiuto – spiega l’assessore Di Gennaro – Abbiamo azionato uno sportello di ascolto in viale Europa, che agisce sia come centro per le famiglie che come centro anti violenza. È stato scelto di inserire un punto di ascolto al centro della città perché ci si reca in questa struttura anche per altre questioni. Così agevoliamo e aiutiamo in maniera implicita le donne, parlando tranquillamente dei loro problemi, garantendo la loro privacy». Un lavoro fondamentale è anche quello che viene svolto nelle scuole.

«La fase della sensibilizzazione va iniziata dai primi anni di età, perché il fenomeno della violenza di genere nasce soprattutto da una lacuna culturale – conferma Sabrina Di Gennaro – La violenza sulle donne, per la maggior parte dei casi, avviene tra le mura domestiche. Per questo è importante sensibilizzare i ragazzi e i bambini all’interno delle scuole, coinvolgendoli nelle attività educative». Proprio per questo motivo il comune di Castellammare ha messo in moto la macchina organizzativa: «Abbiamo ideato dei percorsi destinati alla responsabilizzazione e all’informazione all’interno delle scuole, per far comprendere a giovani e giovanissimi quelli che sono gli atteggiamenti che portano alla violenza di genere – conclude l’assessore – Bisogna quindi partire dalla parità di genere per combattere la violenza sulle donne, premendo fortemente sulle iniziative scolastiche ed extra-scolastiche».

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