Ercolano, il processo infinito ai politici tagliati fuori dal voto del 2015: sette anni senza udienze

Alberto Dortucci,  

Ercolano, il processo infinito ai politici tagliati fuori dal voto del 2015: sette anni senza udienze
L'ex sindaco Vincenzo Strazzullo

Ercolano. Quando – a metà aprile del 2015 – al sindaco in carica Vincenzo Strazzullo e a diversi assessori della sua giunta venne notificato un avviso di proroga della indagini per lo scandalo della caserma dei carabinieri e il restauro di villa Campolieto, diversi politici della città degli Scavi non esitarono a parlare di «giustizia a orologeria». Perché alle porte c’era la nuova corsa alle urne e Vincenzo Strazzullo – arrivato al termine del primo mandato alla guida del municipio di corso Resina e forte del sostegno di buona parte del Pd – puntava a bissare il successo del 2010 e a frenare le ambizioni dell’emergente Ciro Buonajuto. A distanza di 7 anni e mezzo, visti gli sviluppi dell’inchiesta, i dubbi restano: l’ex primo cittadino fu costretto a rinunciare alla candidatura-bis – la «ritirata» consentì al pupillo dell’ex premier Matteo Renzi di vincere le elezioni al primo turno – ma, a tutt’oggi, aspetta la prima udienza del processo. L’ultimo rinvio è arrivato a metà settimana, quando – a causa di una diversa composizione del collegio – il processo è stato (nuovamente) rinviato a metà aprile del 2022.

I capi d’accusa

Sono in tutto 15 i capi d’imputazione contestati a vario titolo ai 15 imputati: le accuse vanno dalla turbativa d’asta al falso ideologico, dall’abuso d’ufficio alla frode nelle pubbliche forniture. E poi la truffa, il traffico di influenze illecite e la corruzione. In particolare, sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti, sono finiti il maxi-appalto per la costruzione della nuova caserma dei carabinieri di via IV Novembre e il restauro di villa Campolieto e di via Pugliano.  L’ex sindaco Vincenzo Strazzullo, Salvatore Solaro, Ferdinando Pirone e l’ex dirigente Andrea Ripoli – le accuse dei pm – avrebbero turbato la gara d’appalto per la costruzione della nuova caserma attraverso «mezzi fraudolenti». Nella vicenda di villa Campolieto, invece,  è coinvolta l’ex sindaco ed ex deputato del Pd Luisa Bossa, accusata di traffico di influenze illecite assieme allo stesso Salvatore Solaro. Il sindaco di Ercolano dal 1995 al 2005 avrebbe spinto affinché entrasse nei lavori con il sistema del subappalto, una ditta a cui avrebbe chiesto di assumere dei «raccomandati» legati, evidentemente, al loro bacino elettorale. Pesanti capi d’imputazione su cui, fino a oggi, non si è aperta neanche l’istruttoria dibattimentale.

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