L’impero del racket a Torre Annunziata, 500 negozianti nella morsa del pizzo

Ciro Formisano,  

L’impero del racket a Torre Annunziata, 500 negozianti nella morsa del pizzo

C’è un esercito di negozianti assediati dalla camorra a Torre Annunziata. Sono circa 500 ed ognuno di loro, in modi diversi, paga il pizzo agli esattori delle cosche. Una montagna di soldi che finiscono nelle casse della criminalità organizzata, finanziando i traffici illeciti e rafforzando il potere dei boss. Sono i dati choc finiti nel dossier aperto dall’Antimafia sull’emergenza camorra a Fortapàsc. Un fascicolo zeppo di numeri e informative. Atti  nei quali gli investigatori ricostruiscono la ragnatela del pizzo analizzando la metamorfosi dei clan e mettendo insieme anche tutti gli atti intimidatori contro le attività commerciali e i loro proprietari. Centinaia di pagine nella quali si traccia la mappa inquietante del pizzo. Una città ostaggio della camorra che non si ferma davanti a nulla e che in soli 12 mesi ha rimesso le mani sulla città. Secondo i dati analizzati a Torre c’erano, sino al 2011, ben 1742 negozi. Si tratta di attività produttive che vanno dalla piccola bottega ai grandi store. Ma negli ultimi dieci anni le saracinesche abbassate sono state quasi più della metà. Ora se ne contano circa un migliaio, una più o una meno. E di queste almeno la metà – secondo le stime degli inquirenti – paga regolarmente il racket alle cosche che si spartiscono il monopolio degli affari illeciti. Soldi che rappresentano linfa vitale per i clan, liquidità per continuare a far crescere gli affari illegali e che stanno contribuendo a mantenere in vita famiglie camorristiche che erano state praticamente azzerate da processi, inchieste e condanne. Chi non paga il pizzo, spesso, è legato mani e piedi alla camorra. Recenti indagini, infatti, hanno accertato che i clan stanno acquisendo le imprese travolte dalla crisi e stritolate dal pizzo. Commercianti che provano a resistere ma che si sentono soli. Negli ultimi dieci anni sono sparite centinaia di attività. Attività travolte dalla crisi economica e dalla camorra. Soltanto negli ultimi mesi sono 18 gli imprenditori che hanno deciso di lasciare Torre Annunziata per trasferirsi altrove. Una scelta dettata, in gran parte dei casi, proprio dalla ferocia della camorra e dalle sempre più pressanti ed esose richieste di pizzo dei clan che si spartiscono il territorio. Cosche in guerra che negli ultimi mesi hanno dato vita ad uno scontro armato per il dominio della città. Il bollettino di guerra, aggiornata a settembre, conta un omicidio, 30 auto incendiate, 10 stese e decine di raid intimidatori che hanno avuto come vittime, in alcuni casi, anche degli imprenditori (come dimostrano gli incendi e i roghi dolosi messi a segno ai danni di numerose attività commerciali dall’inizio dell’anno). E in questi giorni, in concomitanza con l’avvio delle festività natalizie, la camorra è tornata a farsi sentire. Lo ha fatto imponendo a numerosi negozianti il così detto “doppio pizzo”. Una tangente supplementare da sommare a quelle tradizionali di Natale, Pasqua e Ferragosto. Un modo per stringere ancora di più il cappio al collo di una città finita nel baratro. @riproduzione riservata

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