Locatelli: la quarta dose non si può escludere. Omicron, è più contagiosa ma per ora non è più pericolosa

Redazione,  

Locatelli: la quarta dose non si può escludere. Omicron, è più contagiosa ma per ora non è più pericolosa

Omicron: pronto il vaccino in Italia, si lavora a test preclinici

Ci sarà una quarta dose, e dovremo abituarci all’idea che questo vaccino va ‘aggiornato’ con dosi booster nel tempo? “La risposta onesta è che non si può escludere”. A dirlo è Franco Locatelli, coordiantore del Cts, Comitato Tecnico Scientifico e presidente del Consiglio superiore di Sanità (Css) a Buongiorno su Skytg24. “Non sappiamo – prosegue – quale sarà la protezione conferita dalla terza dose. Per analogie con pregressi vaccini la terza dose genera una risposta di memoria più efficace ma da qui a dire che ci conferirà una protezione che dura per anni ce ne corre”. “Una quarta dose – conclude Locatelli – non è escludibile. Non si può dire con certezza in questo momento che verrà somministrata, ma non si può neanche escludere. Più che mai la scienza deve basarsi sulle evidenze che progressivamente si accumulano”.

La Variante Omicron per ora non risulta essere piu’ pericolosa

“Preoccupati” per la variante Omicron “mi sembra un termine largamente eccessivo”. “Sappiamo – aggiunge – che questa è una variante che ha avuto una diffusione importante in Sudafrica, il tempo che ci ha messo per diventare predominante è largamente ridotto rispetto alle altre varianti, c’è stato un incremento del 260% quasi dei casi in quel Paese: il tutto supporta una maggior contagiosità. Ma non abbiamo nessuna evidenza che possa provocare malattia più grave o sfuggire all’effetto protettivo dei vaccini in maniera importante”.

Né sottovalutare nè drammatizzare: questo l’approccio del coordinatore del Cts e presidente del Consiglio superiore di Sanità, Locatelli. “Quello che sappiamo – specifica – è che la variante Omicron è diventata velocemente preponderante in Sudafrica, dove è stata isolata dopo essere stata inizialmente segnalata in Botswana. Sappiamo di un incremento del 260% nel numero delle persone contagiate. Entrambe questi riscontri ci fanno ipotizzare che sia una variante connotata da maggior contagiosità. Questo largamente giustifica da un lato la misura presa per prima dall’Italia poi da altri Paesi dell’Ue, cioè di chiudere i voli dagli otto Paesi in cui vi è evidenza di concentrazione di questi casi. Ma diciamolo chiaramente: non vi è nessun dato nascosto o che non si vuol rivelare che in qualche modo sottenda a queste decisioni. Massima trasparenza come sempre”. E sulla misura adottata da alcuni Paesi, come il Giappone, di chiusura delle frontiere pur senza neppure un caso di Omicron, Locatelli afferma: “Io sarei francamente molto cauto in una scelta di questo tipo. Quanto è già stato deciso con assoluta tempestività dal ministro Speranza mi sembra una misura più appropriata, il resto mi sembra in questo momento non suffragato dalle evidenze”. Locatelli aggiunge anche che la variante Omicron “va tenuta sotto controllo. Dobbiamo ancora capire anche se è connotata da maggior patogenicità, cioè capacità di provocare malattia grave. Sembrerebbe di no dai dati che vengono dal Sudafrica, però ricordiamo anche che la popolazione sudafricana è decisamente più giovane rispetto a quella italiana. Quindi a questo punto va in qualche modo valutata accuratamente e con studi da condurre rigorosamente così come dovranno esserlo quelli immunologici”. “Ci sono parecchie mutazioni, più di 30 sulla proteina Spike, ma questo non vuol necessariamente dire che il tutto determinerà un calo nell’efficacia vaccinale assai importante. Qualcosa nell’efficacia potrebbe ridursi, ma è una ragione in più per procedere con la somministrazione delle dosi booster e per chi non è vaccinato per immunizzarsi”. E conclude evidenziando la crescita in Italia delle prime dosi.

I vaccinati sono largamente protetti

I vaccinati “sono protetti largamente” rispetto alla variante Omicron. “Ad oggi nessuna delle varianti isolate, la Alfa o la Delta, si è dimostrata resistente all’effetto dei vaccini”. “Ci sono più di 30 mutazioni della proteina Spike – aggiunge – è possibile che si riduca, di poco, l’efficacia rispetto a questa nuova variante, ma servono studi immunologici da condurre in maniera rigorosa. Le prossime due settimane chiariranno la situazione, anche studi epidemiologici” e invita a fidarsi “di un approccio metodologico rigoroso” e a vaccinarsi.   

“Le notizie oggi sono su un caso identificato, ma non mi stupirei affatto in un mondo così globalizzato che ne emergano altri già anche nella giornata di oggi o di domani. Importante è cercare di contenerli il più possibile e le attività di tracing, tracciamento, così come il sequenziamento in questo senso sono fondamentali e imprescindibili”.

Il programma Covax per la distribuzione dei vaccini ai Paesi più poveri “non ha funzionato come avrebbe dovuto e assolutamente la chiave è vaccinare non solo l’Africa ma tutto il mondo. Da una pandemia si esce tutti insieme finché vi saranno territori in cui le percentuali di vaccinazione non arrivano neanche alle due cifre il rischio è che emergano delle varianti, magari anche favorite da stati di immunidepressione che possono esserci in chi si infetta”. “Vaccinare i bambini e vaccinare tutto il mondo – conclude – sono due obiettivi che si possono perseguire in parallelo”.

Il  booster va fatto, no attese nuovi vaccini

La terza dose anche per fronteggiare la variante Omicron “è assolutamente necessaria. Da somministrarsi completati i cinque mesi dalla somministrazione serve sia per ripristinare il massimo dell’efficacia della protezione immunologica conferita dal vaccino, ma anche per ridurre la circolazione virale. In questo senso paradigmatico è il caso di Israele, dove con la somministrazione della dose booster hanno riportato largamente sotto controllo il numero di nuovo casi”. “Non postporrei minimamente la somministrazione della dose booster in attesa di un vaccino adattato ad eventuali varianti che stanno emergendo o dovessero in futuro emergere”. Locatelli si dice cauto “sulla necessità di aggiornare i vaccini che abbiamo contro Omicron: è chiaro che la tecnologia dell’Rna messaggero per la preparazione dei vaccini offre la possibilità di avere flessibilità nell’aggiornamento dei vaccini stessi, ma quelli che abbiamo sono largamente efficaci”.

 Il 23 dicembre per somministrazione bimbi

Attesa del via libera di Aifa in questa settimana al vaccino in età pediatrica per iniziare con le somministrazioni “il 23 di dicembre, poi magari sarà qualche giorno prima o qualche giorno dopo. Semplicemente perché per quella data saranno disponibili le formulazioni pediatriche, in quanto la dose per la fascia di età 5-11 anni è di un terzo, 10 microgrammi, rispetto alla dose per l’adulto. Si è proprio voluto evitare il prelievo dalle fiale degli adulti, perché avrebbe creato situazioni in qualche modo aleatorie, per questo si è preferito aspettare la disponibilità di formulazioni pediatriche”.  “Si sta ragionando – aggiunge – per creare aree pediatriche negli hub vaccinali. Ho anche sentito frasi secondo cui occorre aspettare quello che emerge dalla vaccinazione in altri Paesi, ma se facciamo tutti così nessuno avrà mai dei dati. Cerchiamo di fidarci delle evidenze degli studi scientifici”. Sull’obbligo vaccinale nei bambini Locatelli dice di non accarezzare assolutamente l’idea. “Assolutamente no, è un’opzione che va offerta, va fatta opera di convincimento, spiegando perché c’è un vantaggio nel vaccinare i bambini, per tutela della loro salute e dei loro spazi educativi e sociali. Ma non considererei l’obbligo”. Così come il Green Pass: “Neanche – conclude Locatelli – se n’è già discusso, e il ministro Speranza è stato chiaro nel dire che in questo momento non si considerava questa ipotesi”.

L’approvazione per l’uso di un farmaco “e quindi di un vaccino si attengono a dei criteri assolutamente stringenti. Dire che è stato fatto tutto troppo in fretta mi pare assolutamente inappropriato e direi anche assolutamente ingiustificato” prosegue il presidente del Css. “Anche quando si parla di un dimensionamento campionario – rileva – cioè del numero di pazienti inclusi nello studio. Ricordiamoci che questo non viene deciso in maniera arbitraria e unilaterale da parte delle aziende, ma le aziende sviluppano piani di investigazione pediatrica che vengono preventivamente sottoposti per discussione e valutazione ad approvazione da parte delle Agenzie regolatorie”. “Se iniziamo a mettere in discussione anche il ruolo di queste ultime – conclude – credo che davvero mettiamo in discussione dei capisaldi fondamentali su cui si articola il sistema sanitario. Sia nazionale, sia globalmente inteso. Le affermazioni fatte sul dimensionamento campionario inadeguato dovrebbero essere riconsiderate con attenzione da chi le ha fatte”.

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