Gomorra al tappeto, verdetto finale sull’alleanza della morte Lo Russo-Birra: 4 ergastoli

Ciro Formisano,  

Gomorra al tappeto, verdetto finale sull’alleanza della morte Lo Russo-Birra: 4 ergastoli

Un altro capitolo chiuso. Un’altra sentenza definitiva. Un altro colpo mortale inferto ai boss protagonisti della guerra di camorra. Un verdetto che dopo 20 anni inchioda i registi di quella stagione di sangue e vendette che ha fatto sprofondare nel baratro la città di Ercolano. Si chiude con quattro ergastoli e due condanne a dieci anni a testa per i pentiti il processo che ha incastrato killer e mandanti di tre omicidi legati alla faida che per oltre un decennio ha insanguinato le strade della provincia di Napoli. Dovranno scontare il carcere a vita Giovanni Birra e Stefano Zeno, i padrini pluriergastolani dei Birra. Stessa condanna anche per Raffaele Perfetto e Vincenzo Bonavolta, uomini del clan Lo Russo di Miano. Dieci anni, invece, per i collaboratori di giustizia Giuseppe Savino e Gerardo Sannino.  Al centro di quel fascicolo, aperto dalle indagini coordinate dal pubblico ministero Pierpaolo Filippelli, c’è la storia della “patto di ferro” tra le due cosche alleate per sterminare gli Ascione-Papale. Tre gli omicidi svelati dalle indagini della Dda e dei carabinieri di Torre del Greco. Si tratta dell’agguato costato la vita a Lucio Di Giovanni e Raffaele Di Grazia, uccisi il 6 febbraio del 2000 a Ercolano nei pressi di via Panoramica. E poi anche dell’omicidio di Giuliano Cioffi, ucciso a Quarto nel 2001 e ritenuto legato agli Ascione-Papale. Delitti deliberati dalla cupola dei Birra ed eseguiti dai sicari dei Lo Russo. Le due cosche, infatti, in quegli anni instaurarono un patto per colpire i rivali d’affari con l’obiettivo di creare una federazione criminale in grado di “dominare” in provincia, anche con l’appoggio dei Gionta e dei Chierchia di Torre Annunziata. Di Giovanni e Di Grazia sarebbero stati ammazzati per aver tentato di “smarcarsi” dalle logiche del clan, mentre Cioffi per una vendetta nei confronti dei rivali. Vicende ricostruite dall’Antimafia grazie anche ai racconti dei numerosi collaboratori di giustizia, pentiti che hanno squarciato i veli sui misteri della faida, inchiodando boss e assassini. Anche da quei verbali sono nate le indagini che hanno travolto le cosche protagoniste della guerra. Gli imputati, dopo la doppia condanna – in primo e secondo grado – hanno tentato la carta della Cassazione con la speranza di ribaltare il verdetto. I giudici hanno però dichiarato inammissibili tutti i ricorsi, chiudendo di fatto l’ennesimo processo a carico dei boss. Una sentenza che allunga l’ormai infinita lista di condanne incassate dalla cupola che ha mosso i fili della guerra di camorra. Una intricata matassa dipanata dagli inquirenti che nel giro di dieci anni hanno messo in ginocchio l’impero di Gomorra con oltre 500 arresti e 40 condanne al carcere a vita.

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