Gionta, mani sul porto: «In affari col carabiniere»

Ciro Formisano,  

Gionta, mani sul porto: «In affari col carabiniere»

Torre Annunziata. Sulle spalle porta un nome e un cognome pesante: Valentino Gionta. Il nome di suo zio, il padrino pluriergastolano che ha fondato e battezzato il clan che da 40 anni detta legge a Torre Annunziata. Orme che Valentino junior, figlio di Ernesto, sembra aver seguito in questi anni. Trafficando droga, rivestendo un ruolo di primo piano nella nuova cupola, agendo da killer,  investendo al Nord, tessendo le trame di affari e accordi illeciti nei quali sarebbero invischiati persino alcuni esponenti delle forze dell’ordine. L’affresco che ritrae il nuovo rampollo della camorra emerge dalle oltre 370 pagine del provvedimento cautelare che all’alba di martedì mattina ha portato all’arresto di 19 persone: tutte ritenute coinvolte negli affari della criminalità organizzata torrese e legate sia ai Gionta che ai Gallo e anche al Quarto Sistema, i nuovi nemici dei Valentini.

Il ruolo di Gionta jr. Carte dalle quali viene fuori il ruolo di Valentino Gionta junior. Il nipote del padrino, qualche mese fa, è stato arrestato nell’ambito di un’indagine su un traffico di droga in provincia di Salerno. Per l’Antimafia quell’uomo di trentotto anni avrebbe rappresentato uno dei canali di approvvigionamento della droga per i pusher. Sulla carta vive a Cardano del Campo, piccolo paesino in provincia di Varese, lontano 800 chilometri e anni luce dalle dinamiche della camorra torrese. Invece, negli affari di famiglia, Valentino junior sarebbe invischiato da anni. Capo della zona dell’Annunziata e ritenuto, assieme a Teresa Gionta, il regista delle strategie della cupola guidata da Giuseppe Carpentieri.  Nel 2015, quando Valentino Gionta junior era un illustre sconosciuto per le cronache giudiziarie, il suo nome lo aveva fatto niente meno che Michele Palumbo, uno dei più spietati sicari al servizio dei Gionta. Palumbo, diventato collaboratore di giustizia, ha raccontato che il nipote del boss avrebbe persino eseguito un omicidio per conto del clan, anche se il nome della vittima è coperto da un “omissis”, indicato solo come un “tale Gennaro”. “Fu lui ad ucciderlo – dice Palumbo in un suo verbale del 2015 – fu lui ad ammetterlo”. Palumbo tira in ballo Gionta anche per l’omicidio di Domenico Scoppetta, altro delitto legato alla faida che ha travolto la città agli inizi del nuovo millennio. “Mi fece vedere un malloppo di soldi, disse che erano 20.000 euro. E che erano per me se avessi ucciso Scoppetta”. Delitto che Palumbo eseguì assieme al super boss Umberto Onda. Lo stesso Palumbo, in quegli anni, aveva deciso di formare le nuove leve del clan e tra i suoi allievi c’era anche il nipote del padrino.

Le intercettazioni. Ancora più inquietante è però un altro aspetto dell’indagine che riguarda Valentino Gionta junior. E si tratta delle intercettazioni ambientali che vedono coinvolto Salvatore Palumbo, alias ‘o maccato, e suo fratello Angelo. In un colloquio i due parlano proprio di Valentino Gionta. Ed è proprio Salvatore che parlando degli affari del nipote del boss afferma: “tengono pure i carabinieri dentro la famiglia, tengono le società con i carabinieri (…) tengono le società barche affittasi con i carabinieri”. Dichiarazioni che secondo gli inquirenti rappresentano il sospetto, degli altri affiliati, che il nipote del boss facesse affari con un militare dell’Arma. Un uomo in divisa “entrato nella famiglia” del clan. E non solo. Secondo Palumbo, Gionta sarebbe sceso a patti anche con gli storici rivali del clan, i Gallo-Cavalieri, fornendo alla cosca fondata dal boss Pasquale ‘o bellillo (oggi detenuto al 41 bis) persino armi da guerra. “Disse usiamo la mentalità dei Cavalieri”, sottolinea sempre Palumbo nel corso del colloquio nel carcere di Rossano.  D’altronde la volontà di agire nell’ombra emerge anche da altre conversazioni che stavolta vedono protagonista proprio il nipote del boss. “Dobbiamo fare come i politici”, il monito lanciato ai nuovi padrini della città per ribadire la necessità di scendere a patti anche con i rivali di sempre.  Elementi ritenuti sufficienti dalla Dda di Napoli per collocare il trentottenne in cima alla nuova cupola della camorra di Torre Annunziata.

CRONACA