Forniture e legami col clan, Scanzano fa affari nel mercato ittico con 5 società: 10 indagati

Tiziano Valle,  

Forniture e legami col clan, Scanzano fa affari nel mercato ittico con 5 società: 10 indagati
Il mercato ittico di piazza degli Abruzzi a Napoli, 28 ottobre 2012. Da martedÏ prossimo il mercato ittico dovr‡ chiudere i battenti ma i 27 operatori non ci stanno e chiedono al sindaco Luigi De Magistris di rivedere la decisione del trasferimento nel nuovo centro agroalimentare di Volla. ANSA/CESARE ABBATE

Il clan D’Alessandro ha reinvestito parte dei capitali guadagnati con traffico di droga ed estorsioni nel mercato ittico, arrivando a monopolizzare il settore delle forniture di pesce e frutti di mare alle pescherie del territorio stabiese. E’ un’altra delle ipotesi investigative su cui sta lavorando l’Antimafia di Napoli. Secondo i magistrati anche questo affare sarebbe controllato da Michele D’Alessandro, figlio del boss Luigi, alias Gigginiello. Sono dieci in tutto gli indagati per quest’ultimo filone investigativo. Assieme a Michele D’Alessandro c’è anche il cognato Nunzio Girace, il ras Antonio Rossetti, Michele Napodano e il pentito Pasquale Rapicano, oltre a una serie di presunti prestanome a cui venivano intestate le ditte che sarebbero controllate dalla cosca: Florinda Dello Iacono, Nadejda Golban, Anna Golban, Costanzo Pensieri, Vincenzo Izzo e Costanzo Spalice. Secondo la ricostruzione degli investigatori il clan si avvaleva della sua forza intimidatoria per far sì che le forniture di pesce e frutti di mare sul territorio venissero gestite da cinque ditte: la Demifish, la Alemar, la Moldav Fish, la Pesca Europa e la Metal Fish. Tutte aziende che secondo l’Antimafia gravitano nella galassia di ditte attraverso le quali i D’Alessandro riescono a riciclare i soldi sporchi. Nella giornata di ieri sono state eseguite perquisizioni e sequestri nelle aziende e nelle case degli indagati, proprio con l’obiettivo di trovare riscontri a questa ipotesi investigativa. Le accuse contestate dall’Antimafia sono a vario titolo di associazione per delinquere, estorsione, trasferimento fraudolento di valori, minacce, illecita concorrenza e riciclaggio, tutti reati aggravati dal metodo mafioso. Tra gli indagati, come detto, c’è anche il collaboratore di giustizia Pasquale Rapicano che – tra le altre cose – si sarebbe occupato di avvicinare le aziende concorrenti che si affacciavano sul territorio stabiese per intimarle ad andare via, perché il settore delle forniture agli esercizi commerciali doveva essere gestito solamente dalla cosca di Scanzano. Un’inchiesta che è appena alle battute iniziali ma attraverso la quale l’Antimafia conta di scoperchiare il vaso di pandora degli affari illeciti del clan D’Alessandro. Tiziano Valle

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