Torre Annunziata, uccisero il fratello del ras pentito: «Il killer è il nipote di Gionta»

Ciro Formisano,  

Torre Annunziata, uccisero il fratello del ras pentito: «Il killer è il nipote di Gionta»

Dietro il massacro del fratello del ras pentito ci sarebbe la mano del nipote del boss Valentino Gionta. E’ il retroscena inedito che emerge dalle carte dell’inchiesta che martedì mattina ha travolto la nuova cupola della camorra di Torre Annunziata. A puntare il dito contro Valentino Gionta, nipote trentottenne del padrino sepolto vivo al 41-bis, è Michele Palumbo, pentito di punta del clan ed ex esponente del commando armato della cosca nella sanguinaria guerra di camorra contro i Gallo-Cavalieri. Palumbo, durante le sua lunga carriera criminale, si è macchiato di decine di delitti. E all’Antimafia ha svelato i retroscena di numerosi omicidi deliberati dalla cupola di Palazzo Fienga. Ed è proprio Palumbo a raccontare ai magistrati, in un verbale del 2015 reso noto però solo nei giorni scorsi, del coinvolgimento del nipote del boss in uno degli omicidi più cruenti messi a segno dal clan negli ultimi vent’anni. Si tratta del delitto che il 10 dicembre del 2007 costò la vita ad Alfonso Nasto. Nasto era il fratello di Aniello, collaboratore di giustizia. Il massacro avvenne un mese dopo la scelta dell’affiliato di pentirsi e doveva rappresentare la risposta del clan a chi decideva di voltare le spalle alla camorra. La famiglia di Nasto, infatti, decise di rifiutare il programma di protezione dell’Antimafia. Ma nemmeno questo ha fermato i sicari che quel giorno, con il volto coperto, sono entrati in azione su corso Vittorio Emanuele. Un massacro realizzato in pieno giorno, davanti a decine di persone. Alfonso Nasto viene ucciso da una raffica di proiettili. Una pioggia di piombo che solo per caso non costò la vita al commesso di un bar della zona e a un bambino di appena 15 anni, colpito al gluteo sinistro da uno dei colpi esplosi dai sicari. Sin dalle prime indagini era apparso chiaro agli inquirenti che dietro l’agguato ci fosse la mano dei Gionta. Così come era palese che quel massacro dovesse rappresentare una vendetta trasversale nei confronti dei pentiti oltre che un messaggio per chiunque, all’interno della cosca, avesse deciso di collaborare con la giustizia. Un delitto nel quale sarebbe coinvolto, come esecutore materiale, proprio Valentino Gionta, nipote del padrino e fino a qualche mese fa un illustre sconosciuto per le cronache giudiziarie. Almeno fino all’arresto per traffico di droga nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Dda di Salerno e dopo l’indagine che martedì mattina lo ha collocato in cima alla nuova cupola del clan guidata da Giuseppe Carpentieri, marito di Teresa Gionta. E’ proprio l’ex sicario pentito, Michele Palumbo, a raccontare i retroscena terrificanti del massacro di cui si sarebbe macchiato l’erede della dinastia criminale di Torre Annunziata. «L’esecutore materiale dell’omicidio di Alfonso Nasto è Valentino Gionta di Ernesto – dice Michele Palumbo nel verbale reso ai pm della Dda 6 anni fa – Fu Valentino Gonta a sparare. La vittima si nascose dietro il bancone di un bar e lui la prese per la coda dei capelli fino al locale interno dove venne ammazzato». A rivelare questo retroscena a Palumbo sarebbe stato un altro soggetto – la cui identità è coperta dal segreto – che avrebbe condotto il motorino usato per il massacro. Racconti che potrebbero rappresentare la chiave di volta per svelare l’ennesimo mistero irrisolto legato alla terrificante guerra di camorra di Torre Annunziata. Una guerra nella quale sono stati ammazzati anche soggetti che con la criminalità non avevano nulla a che fare. Come Nasto, ucciso soltanto perché parente di un soldato del clan che aveva deciso di collaborare con la giustizia.

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