Clan e ambulanze, parte la caccia ai colletti bianchi alleati dei D’Alessandro

Tiziano Valle,  

Clan e ambulanze, parte la caccia ai colletti bianchi alleati dei D’Alessandro

Risalire al flusso di soldi che negli anni sono transitati sui conti correnti delle società sequestrate al clan D’Alessandro, per verificare gli appoggi sui quali ha potuto contare la cosca di Scanzano per arrivare a imporre il monopolio nel settore delle ambulanze e delle forniture di pesce sul territorio stabiese. E’ un’indagine articolata quella che sta portando avanti la Procura Antimafia con il chiaro obiettivo di smantellare un sistema che ha garantito al clan di Castellammare di Stabia di poter riciclare fiumi di soldi guadagnati con il traffico di droga e le estorsioni.Si parte dalla Croce Verde la società fondata nel 2012 da Alfonso Arpaia, il quarantenne stabiese che secondo gli investigatori era in affari con Michele D’Alessandro, figlio del boss Luigi, e con Antonio Rossetti, ex reggente della cosca di Scanzano attualmente detenuto che addirittura si sarebbe prodigato per l’acquisto delle ambulanze.La Croce Verde nel tempo è stata ridimensionata, in parte svuotata, ma è tuttora attiva e i carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata e della compagnia di Castellammare di Stabia hanno messo le mani sui conti correnti e sui rapporti finanziari della società. L’obiettivo chiaramente è quello di verificare tutti i movimenti in entrata e in uscita e spulciare tra i nomi di chi ha ricevuto o dato soldi, per accertare eventuali anomalie.Per farla breve, il clan D’Alessandro non avrebbe potuto conquistare il monopolio del trasporto degli infermi, assicurandosi appalti pubblici e privati, senza poter contare sull’appoggio di imprenditori della sanità privata, di politici o funzionari che possono influire sulle procedure dell’azienda sanitaria locale. Ed è proprio partendo da questa convinzione che gli investigatori adesso sono impegnati a tirare fuori quei nomi di colletti bianchi che avrebbero favorito l’organizzazione criminale.Un fronte caldo è anche quello del settore delle forniture di pesce e di frutti di mare, sul quale la camorra avrebbe investito ingenti capitali nel corso degli anni, aprendo anche le porte a un’attività di riciclaggio di soldi sporchi attraverso l’apertura di ristoranti gestiti direttamente da personaggi di spicco di Scanzano. Anche in questo caso, secondo l’Antimafia, ci sarebbero stati Michele D’Alessandro e Antonio Rossetti a portare avanti il business, intestando società a diversi prestanome.Gli investigatori, pure per questo filone d’inchiesta, stanno verificando i movimenti bancari delle società finite sotto sequestro. Da quelle aziende sarebbero potuti uscire soldi destinati a persone che non hanno nulla a che fare con il settore o magari che sono stati finanziati per l’apertura di ulteriori società.

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