Piovani emoziona a Castellammare: «L’arte si fa dal vivo, coltiviamo la memoria e crediamo nei vaccini»

Raffaele Schettino,  

Piovani emoziona a Castellammare: «L’arte si fa dal vivo, coltiviamo la memoria e crediamo nei vaccini»

Capita che le note a margine smettano d’essere soltanto brevi appunti, veloci sottolineature, piccole considerazioni, che diventino esse stesse racconto. E all’improvviso t’incantano, ti rapiscono, t’accompagnano tra le pieghe di una storia sempre più intima, via via più vera e più calda. Intima come sa esserlo una composizione musicale, vera come l’emozione che traspare dal volto di Nicola Piovani sotto la nuvola bianca dei suoi capelli, calda come l’atmosfera di una notte magica accompagnata dal pianoforte a coda che suona sulle assi del Supercinema di Castellammare di Stabia.E’ l’essenza dell’arte, la magia di un live, il contatto umano che finalmente riempie la sala dopo il buio del Covid. Un pubblico appassionato da una parte, al netto di qualche immancabile sguaiato flash di smartphone, un musicista narratore dall’altra che racconta spicchi di vita sotto i fari del teatro. Nell’aria, tutt’intorno, le sue «Note a margine», uno spettacolo intimo e grandioso nel quale esplode l’immensa bellezza della musica «Pericolosa», come la definiva Federico Fellini, «perché ti strangola d’emozione», perché sa essere struggente da far provare un dolore atroce. E sa essere così bella da farti sognare.Non è un caso che il nome dello spettacolo s’ispiri al maestro del Cinema italiano, Fellini, in fondo, è parte della vita di Piovani, come lo sono i suoi film che ha musicato, gli aneddoti, le chiacchierate in auto da Cinecittà a San Giovanni, quelle emozioni contrastanti tra bellezza e inquietudine vissute davanti ai paesaggi lunari della periferia di Roma, tra roulotte, copertoni e antenne paraboliche, dentro i quali speravano di perdersi ogni sera nella vana ricerca di scorciatoie per eludere il traffico della Tuscolana. Proprio come quelle sere del 1987, quando Piovani componeva le musiche dell’Intervista guardando i volti di Marcello Mastroianni e Anita Ekberg.Il pianista crea un dialogo continuo con il pubblico, le sue parole e la sua musica fanno vibrare l’anima, quasi fosse la dimostrazione pratica del principio acustico della risonanza, che lui stesso tira in ballo come una sfida quando suona la «Sinfonia sospesa» e lascia l’emozione della chiusura allo spettatore che sappia entrare in sintonia con la composizione. Accade, perché piovono applausi.«Note a margine» è uno spettacolo in carne ed ossa, come quelli che si svolgevano mille anni fa, come quelli, spera Piovani, che ancora si svolgeranno tra mille anni nonostante l’evoluzione tecnologia. «La vera arte è quella che si fa dal vivo» e se è vero che non si esiste se non si passa in televisione o sui social, aggiungeremmo adesso, pazienza, «vorrà dire che ci accontenteremo di non essere esistiti in serate belle e appassionanti come queste».Accanto al maestro c’è Maria Cesari al sassofono e Marco Loddo al contrabbasso, sono importanti «voci» sullo sfondo che diventano protagoniste nella composizione dedicata a Napoli e al mito di Partenope, una delle sirene dal canto irresistibile e mortale suicidatasi dopo aver sfidato le muse in un duello musicale.Storie e leggende, miti e favole. Piovani entra ed esce dal mondo del cinema con le sue melodie da brivido. Attraversa «La voce della luna», l’ultimo film di Federico Fellini, suona «Jamòn jamòn» di Bigas Luna, «Caro diario» di Nanni Moretti, «Il tango della cimice», «Il pianino delle meraviglie», dedicato a tutti i geni della musica rimasti nell’ombra proprio come quei pianisti che all’alba del Novecento accompagnavano le immagini del cinema muto nascosti nella buca dell’orchestra.La musica di Piovani è un viaggio emozionante e profondo, un racconto di vita di passioni con due concetti ricorrenti. Il primo è «l’importanza di coltivare la memoria», che esprime suonando le melodie de «La Notte di San Lorenzo» dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani e de «La vita è Bella» di Roberto Benigni. Il secondo è «l’importanza di credere nella scienza e nei vaccini per tornare a abbracciarsi senza paura», un urlo di speranza che esplode nelle musiche composte per gli struggenti spot anti covid firmati da Giuseppe Tornatore.«Non ricordo un solo momento della mia vita nel quale non ci sia stata la musica», dice Piovani, e non c’è un solo momento in cui la sua musica non scorra fantastica e travolgente, non strappi sensazioni e sussulti del cuore. Sì, proprio come diceva Fellini. «La musica non ha parole eppure ti parla. La musica ti regala un’emozione irrazionale e profonda». La musica è pericolosa.

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