Torre Annunziata, l’ignavia della politica ha salvato il sindaco dei disastri

Raffaele Schettino,  

Torre Annunziata, l’ignavia della politica ha salvato il sindaco dei disastri

Torre Annunziata. Una farsa. Né più, né meno. Un’offesa ignobile a una città che, è bene ripeterlo fino alla noia, rantola. La sfiducia al sindaco dei disastri naufraga pietosamente davanti all’ignavia politica che non è più sopportabile. Scuse, mezzucci, beghe, posizioni più o meno comiche di personaggi stravaganti che da anni alzano o abbassano la mano senza accendere una lampadina nella mente di un’amministrazione, fatti oggettivi alla mano, disastrosa sotto dal punto di vista della programmazione, colpevole dal punto di vista morale, nebulosa sotto il profilo della legalità e della trasparenza. Ma al consiglio comunale, cioè ai rappresentanti eletti dal popolo per il popolo, tutto questo sfacelo va più che bene. Il regalo sotto l’albero del sindaco Vincenzo Ascione lo impacchettano gli assenti, che hanno sempre torto, i presenti astenuti, i fedelissimi di una gestione che ha richiesto persino l’invio di una commissione d’accesso alla quale, a questo punto, restano legate le ultime, flebili speranze di un cambiamento radicale. Vincenzo Ascione resta il sindaco di Torre Annunziata, o forse sarebbe il caso di dire che resta il sindaco di una parte della città. Fischiato alle manifestazioni, criticato ad ogni angolo, condannato moralmente per le sciagure che si sono abbattute sulla sua gestione che si chiamano mazzette, arresti, inchieste, roba da far tremare i polsi anche ai più spregiudicati ed arroganti dei politici. Invece Ascione è salvo. Anzi, lascia il consiglio con il petto gonfio di chi, commissione d’accesso permettendo, si sente intoccabile. Non s’è dimesso quando gli hanno arrestato il capo dell’Ufficio tecnico e il vicesindaco, non s’è dimesso quando ha avuto contro il suo partito a Napoli, non s’è dimesso quando è stato convocato in prefettura. Anzi, apre la battaglia in aula sfidando tutti: «potete anche sfiduciarmi, ma sarà una parentesi momentanea perché continueremo a fare politica». Una vittoria per lui, una condanna per la città. Tutt’intorno i Comuni pullulano di iniziative e di idee, Torre Annunziata è un buco nero dentro il quale si perdono le speranze da almeno tre decenni. E forse è giusto che sia così, perché è questo che la città vuole.  In questa farsa, ovviamente, recitano sempre gli stessi personaggi. Politici che vivono di rendita, che ormai “lavorano” a Palazzo, incollati alle poltrone a dispetto dei fallimenti che infilano uno dopo l’altro come una collana di perle posticce. Ci sarebbe da ridere se non fosse drammatica la situazione in cui versa la città. Zero progetti. Disoccupazione alle stelle. Povertà dilagante. Criminalità ringalluzzita. Camorra asfissiante. Negozianti strozzati dal racket.  Ci sarebbe da ridere anche ascoltando la difesa di Ascione se non fosse così raccapricciante. «La sfiducia è una morte civile», dice, dimenticando che la sua gestione lo è altrettanto per Torre Annunziata. Parla balbettando e prova a ribaltare anche la verità dei fatti quando ripercorre le inchieste che hanno travolto la sua consiliatura. «Il dirigente dell’Utc arrestato per mazzette non l’ho scelto io, me lo sono ritrovato perché tre giorni prima della mia elezione gli è stato rinnovato il contratto per ulteriori tre anni». Se è vero che il suo predecessore Giosué Starita aveva blindato Nunzio Ariano alla guida dell’ufficio è altrettanto vero che Ascione lo aveva difeso pubblicamente in un consiglio comunale precedente agli arresti, urlando alla città una frase che è la sua condanna politica: «Nunzio Ariano e Luigi Amendola sono i miei uomini di fiducia». Ma la coerenza vale nella politica con la «pi» maiuscola non in quella degli ignavi. Quest’ultima vive di espedienti, trucchetti e accordi più o meno sotto banco.  Resta la realtà di una città quasi morta. Spenta. Stuprata. Umiliata. Restano le beghe di un consiglio comunale scadente. Soprattutto senza coraggio. «Il consiglio comunale ha respinto la mozione di sfiducia e si è assunto le proprie responsabilità. Una parte dell’aula ha scelto di far proseguire l’esperienza amministrativa malgrado i suoi rilevanti problemi», dice Paolo Persico, segretario cittadino calato dall’alto in un partito dilaniato dalle faide interne che oggi si riunirà per la resa dei conti. Ascione ha vinto. Torre Annunziata ha perso. Sul tavolo è rimasta una mozione di sfiducia firmata da dieci consiglieri e votata solo da otto. Una farsa, appunto.

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