Da 500 a 1000 euro, la tredicesima dei Gionta: vitalizio anche al boss col reddito di cittadinanza

Ciro Formisano,  

Da 500 a 1000 euro, la tredicesima dei Gionta: vitalizio anche al boss col reddito di cittadinanza

La cassa del clan era nelle mani di tre persone: il boss Giuseppe Carpentieri, sua moglie Teresa Gionta e l’altro capoclan, Alfredo Della Grotta. Erano loro a decidere come distribuire i soldi finiti nelle mani del clan. Erano loro a distribuirli a mogli, figlie e fidanzate di affiliati, boss e killer ergastolani. Ed erano loro, sostiene l’Antimafia, a gestire il libro paga del clan, stabilendo cifre, stipendi, modalità di pagamento e persino i “bonus” da concedere ai detenuti in vista delle festività natalizie. Un modo per tenere insieme i fili di quella cosca in guerra. Paghe da 500 a 1000 euro in cambio della fedeltà alla camorra. Soldi ai quali i familiari dei capoclan sommavano, in alcuni casi, anche quelli del reddito di cittadinanza. Retroscena che emergono dalle numerose intercettazioni raccolte dai carabinieri di Torre Annunziata e finite al centro del fascicolo che ha spinto l’Antimafia a chiedere l’arresto per la nuova cupola dei Gionta. Il blitz che una settimana fa ha portato dietro le sbarre 19 persone racchiude uno spaccato drammatico di una città nella quale i clan hanno provato e stanno provando a rialzare la testa, forti anche dell’omertà che li protegge. Secondo i pm, dopo la sua scarcerazione, è stato Giuseppe Carpentieri a prendere in mano le redini della cosca, spalleggiato da sua moglie Teresa Gionta. Assieme hanno gestito i business dell’organizzazione (droga e racket) e soprattutto il sistema di welfare della camorra, occupandosi materialmente della distribuzione degli stipendi agli affiliati. Un tema al centro dei pensieri di entrambi, come dimostrano le diverse intercettazioni nelle quali marito e moglie discutono proprio delle “mesate” (gli stipendi). Un argomento di confronto costante che per l’Antimafia dimostrerebbe la piena operatività del clan e il «rapporto di affiliazione» e di «fedeltà criminale» tra i destinatari della contribuzione. In particolare da quelle conversazioni sarebbe emerso, secondo l’accusa, che in occasione delle festività natalizie dello scorso anno i vertici della cosca avrebbero deciso di concedere un contributo extra, una sorta di tredicesima a tutti. «Cinquecento euro per ogni partecipe» e fino a «mille euro per gli affiliati di spessore», tra cui i figli di Valentino Gionta, il padrino del clan. Soldi ai quali, gli stessi boss e i loro familiari, avrebbero sommato anche quelli del reddito di cittadinanza. I parenti di alcuni soggetti di spicco del clan, infatti, percepivano indebitamente il bonus anti-povertà, come emerso da diverse inchieste condotte, in questi mesi, dalla Procura di Torre Annunziata. Tra questi i parenti di Valentino Gionta junior, nipote omonimo del padrino che sarebbe anche tra i soggetti stipendiati dal clan.

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