Racket, la piovra del clan Gionta. Pescivendoli nella rete del pizzo da oltre 40 anni

Ciro Formisano,  

Racket, la piovra del clan Gionta. Pescivendoli nella rete del pizzo da oltre 40 anni

Nel libro mastro delle estorsioni c’è una cifra fissa che si ripete da quasi 40 anni. Sono i soldi che il clan Gionta riscuote dagli imprenditori del mercato del pesce di Torre Annunziata. Ditte, aziende, negozianti: tutti finiti nella rete degli esattori del racket. Commercianti stritolati dal pizzo e prigionieri di una paura che dagli anni ‘80 ad oggi li tiene incatenati alla camorra. Una piovra che sfruttando l’omertà ha avvolto nei suoi tentacoli centinaia di attività commerciali, finanziando con quei soldi i suoi affari illeciti. E’ l’ennesimo terrificante retroscena sull’affare pizzo a “Fortapàsc” che emerge dall’inchiesta che nei giorni scorsi ha decapitato la nuova cupola dei Valentini. Un’indagine capace di squarciare i veli sui mille misteri dell’ultima guerra di camorra tra i Gionta e i nuovi boss del Quarto Sistema. Un fascicolo che però racconta anche quanto sia drammaticamente diffusa e asfissiante la rete delle estorsioni ai danni delle imprese del territorio. Una piaga che frena lo sviluppo della città, spingendo alla fuga decine di commercianti. Chi resta paga e tace e l’estorsione diventa una tassa che spesso si tramanda di padre in figlio, di camorrista in camorrista. Tra le tante tangenti riscosse dal clan, in questi decenni, spunta su tutte quella legata al mercato ittico. Gomorra diventa realtà nelle parole di un ex affiliato dei Gionta, Vincenzo Saurro, oggi collaboratore di giustizia. Il pentito, le cui dichiarazioni sono state inserite anche nel provvedimento cautelare eseguito dai carabinieri di Torre Annunziata, parla proprio dell’affare racket ai pm dell’Antimafia. «Una grossa tangente proveniva al clan Gionta dal mercato del pesce di Torre Annunziata – dice il collaboratore – Sin dagli anni ‘80, infatti, tutti i commercianti all’ingrosso del pescato pagano una tangente la cui somma complessiva dai 40 milioni di lire annue iniziali è giunta oggi a 40 mila euro all’anno». Una tangente che il clan riscuote ancora oggi, come emergerebbe, secondo l’Antimafia, da alcune intercettazioni ambientali che vedono protagonisti dei boss detenuti al carcere duro. Padrini che chiedono conto, ai loro familiari, proprio dei soldi che il clan incassa, ogni anno, dal mercato del pesce. Quattrini che indirettamente, così come i soldi delle altre estorsioni raccolte dal clan, finiscono inevitabilmente col finanziare gli affari della camorra.

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