Torre del Greco, la strada dei negozi-fantasma: l’ultima mazzata del virus al commercio

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, la strada dei negozi-fantasma: l’ultima mazzata del virus al commercio
Corso Umberto I a Torre del Greco

Torre del Greco. La mazzata finale è stata l’emergenza sanitaria legata al Covid-19, con i lunghi lockdown e le pesanti restrizioni decise dal governo: in pratica, la pietra tombale sulle residue speranze di rilancio economico-produttivo di corso Umberto I, la strada dei «negozi-fantasma» tra la centralissima piazza Santa Croce e piazza Luigi Palomba. Un’arteria diventata il «simbolo» di una città in cui – a dispetto degli spot elettorali del sindaco Giovanni Palomba, immediatamente finiti in qualche polveroso cassetto di palazzo Baronale all’indomani della vittoria alle urne del 2018 – la vita dei titolari di piccole e medie imprese è diventata praticamente impossibile. Non a caso, le domande al bando promosso dall’amministrazione comunale per assegnare 870.000 euro di buoni-spesa per le feste di Natale hanno già sfondato quota 4.000. Segno evidente di una crisi capace di travolgere non solo le storiche «fasce deboli» del territorio, ma anche il ceto medio di Torre del Greco.

Così lì dove un tempo le serrande si alzavano rumorosamente alle otto del mattino oggi regna un silenzio irreale: la merceria in cui tutto si vendeva a 50 centesimi resta solo un ricordo, la storica macelleria ha detto addio al rione, il circolo ricreativo frequentato dai giovani del quartiere si è arreso ai costi di gestione. Oggi corso Umberto è ridotto a una lunga sfilza di saracinesche chiuse e qualche cartello «affittasi» o «vendesi» già invecchiato dal tempo e rovinato dalle intemperie: in tutto sono 30 i locali «chiusi per crisi» lungo la strada. Perfino il patronato si è trasferito, le insegne davanti a decine di locali sono scomparse.

«I piccoli negozi di abbigliamento e di calzature della zona non hanno retto alla crisi – raccontano gli abitanti del quartiere -. Qui si acquistavano capi e scarpe ‘da battaglia’. Con poche decine di euro si riempiva il guardaroba: oggi non è più così, sopravvivere è sempre più difficile. Pure i cinesi stanno scappando via». Tutti in fuga dalla grande crisi che ha cancellato la piccola economia di corso Umberto. Adesso per ricordare «chi c’era qui» devi chiedere al titolare della salumeria che resiste al tempo oppure alla commessa della tabaccheria all’angolo.

Parlano a denti stretti e a malincuore, perché quando una strada diventa deserta chi resta in sella ha voglia di andare via: «Una vetrina chiusa – si lascia sfuggire un commerciante – danneggia anche la vetrina che resta aperta». Un leit-motiv che si rincorre in tutta la città. Perché corso Umberto è solo uno dei «buchi neri» di Torre del Greco, dove soffrono perfino i grandi marchi.

Allargando il quadro alla situazione generale del commercio in città, infatti, lo scenario non cambia: a partire dal 2012 – l’anno del «grande crac» della Deiulemar compagnia di navigazione – tutti i commercianti hanno registrato una riduzione degli incassi del 30%. Un dramma diffuso su tutto il territorio cittadino e denunciato in diverse occasioni proprio dai responsabili dell’associazione commercianti. Fino a oggi inutilmente, perché nessuna azione concreta è stata messa in campo a sostegno delle piccole e medie imprese.

E le conseguenze sono tutte racchiuse in un dato, 4000 in quattro giorni, su cui ora la «carovana del buongoverno» di palazzo Baronale dovrebbe aprire una seria riflessione politica per mettere in campo iniziative concrete per arginare l’escalation di serrande abbassate.

@riproduzione riservata

CRONACA