Minacciarono un imprenditore: 4 condanne per il clan Pesacane di Boscoreale

Salvatore Piro,  

Minacciarono un imprenditore: 4 condanne per il clan Pesacane di Boscoreale

Violenza privata aggravata dal metodo mafioso: condannati dai giudici della Corte di Appello di Napoli ma subito scarcerati 4 sodali del clan Pesacane. Si tratta di Giuseppe Pesacane (condannato alla pena di due anni) ritenuto essere un elemento di spicco della cosca attiva tra i comuni di Boscoreale e Boscotrecase; Giuseppe Ranieri (due anni); Umberto Pesacane (un anno e 10 mesi); Santolo Martire (un anno e 8 mesi). Condanne che sono state inflitte, ieri pomeriggio, dai giudici della Prima Sezione della Corte d’Appello di Napoli. I quattro componenti del sodalizio della camorra boschese – difesi dagli avvocati Antonio Usiello, Antonio Rizzo, Anselmo D’Agostino, Luciano Bonzani – dopo la sentenza di condanna hanno comunque ottenuto la concessione degli arresti domiciliari. Pesacane & Company erano finiti in manette il 20 aprile 2020 quando, secondo gli inquirenti, il clan Pesacane aveva bisogno di “riorganizzarsi” in un comune dove, a seguito della lunga carcerazione del boss Giuseppe Pesacane, il clan non era più in grado di “esercitare pressione” anche nei confronti degli imprenditori della zona, così avviando il progetto di espansione esercitato a Boscoreale dai rivali del clan Gallo-Limelli-Vangone. Giuseppe e suo fratello Umberto Pesacane, insieme a Giuseppe Ranieri e Santolo Martire, erano inizialmente accusati di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Accusa poi derubricata in violenza privata, durante il dibattimento. In particolare, secondo gli inquirenti, i quattro esponenti del clan di Boscoreale avrebbero costretto l’amministratore unico di una società edile – la Felco Srl, impegnata nel 2018 in lavori di ripavimentazione del manto stradale in via Papa Giovanni XXII – «a versare una somma di denaro non quantificata». Giuseppe Pesacane – fino a ieri recluso nel carcere calabrese di Catanzaro – secondo gli investigatori avrebbe imposto una «somma di denaro» al titolare della ditta che, a sua volta, stava svolgendo i lavori di rifacimento della strada proprio davanti all’abitazione del presunto boss. Il titolare della ditta avrebbe inoltre subito pugni e bastonate oltre che minacce. «Pezzo di m…. te ne devi andare» avrebbero infatti detto gli esponenti del clan, rivolgendosi direttamente al concessionario dei lavori. L’imprenditore di Boscoreale, dopo aver subito le minacce, riuscì a salvarsi solo scappando a piedi, rifugiandosi all’interno della scuola Salome di Boscoreale. Dopo la fuga e le minacce subite, l’imprenditore riuscì a chiamare la centrale operativa dei carabinieri. Da qui, poi, l’apertura dell’inchiesta, il processo, le ultime condanne per il clan camorristico dei Pesacane.

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