Torre Annunziata, negati i Cd al boss dei Gionta al 41-bis: «Il clan potrebbe inviargli messaggi»

Ciro Formisano,  

Torre Annunziata, negati i Cd al boss dei Gionta al 41-bis: «Il clan potrebbe inviargli messaggi»

Anche un semplice Cd potrebbe rappresentare uno strumento per veicolare messaggi in carcere. Specie se a chiederlo è un boss detenuto al 41-bis del calibro di Umberto Onda, il padrino ergastolano del clan Gionta ritenuto tra gli assoluti protagonisti dell’ultima guerra di camorra di Torre Annunziata. Una storia che viene fuori dalle carte di una recente sentenza della Corte di Cassazione in seguito a un ricorso presentato nientemeno che dal Ministero della Giustizia. Tutto nasce da un’ordinanza firmata l’11 febbraio scorso dal tribunale di sorveglianza di Sassari. Un provvedimento con il quale veniva concessa la possibilità a Onda di detenere, all’interno della sua cella, compact disk e lettori digitali. Per il tribunale di sorveglianza, in sostanza, non concedere la possibilità al boss di ascoltare un po di musica in cella avrebbe potuto «pregiudicare il diritto del detenuto» negandogli quei «piccoli gesti di normalità quotidiana» concessi dalle pronunce della Corte Costituzionale. Ma il ministero della Giustizia, attraverso l’Avvocatura dello Stato, ha deciso di presentare ricorso sostenendo che l’uso di quegli strumenti sarebbe autorizzato dalla legge soltanto per motivi di studio ai detenuti sottoposti al regime del carcere duro. Ricorso ritenuto fondato dalla Corte di Cassazione che nelle motivazioni del verdetto sottolinea come «l’autorizzazione all’acquisto del lettore e dei Cd» potrebbe essere «oggetto di manipolazione a fine di introduzione», in carcere, di «contenuti illeciti». L’obiettivo del 41-bis, sottolineano ancora i giudici nella sentenza le cui motivazioni sono state depositate nei giorni scorsi, è «inibire flussi comunicativi illeciti tra il detenuto e l’organizzazione criminale di provenienza». Da qui la decisione della Cassazione di annullare il permesso concesso a Onda per l’acquisto di Cd e lettori digitali rinviando per nuovo giudizio gli atti al tribunale di Sorveglianza di Sassari. Tribunale al quale spetterà di «verificare se tale impiego» possa «comportare inesigibili adempimenti da parte dell’Amministrazione penitenziaria in relazione agli indispensabili interventi su dispositivi e supporti». In sostanza Onda potrebbe anche avere diritto ad ascoltare liberamente musica in cella, ma i dispositivi e i Cd vanno «messi in sicurezza» prima di finire nelle mani del boss per evitare messaggi dall’esterno o l’ingresso in carcere di altri oggetti non autorizzati. Non è la prima volta che Onda finisce in cima alle pagine di cronaca giudiziaria per i suoi ricorsi dal 41-bis. Qualche anno fa, infatti, riuscì a ottenere che in cella, al carcere duro, gli venisse “offerto” solo un menù di carne per una sua allergia alimentare. E ancora sono diversi anche i ricorsi, questi infruttuosi, con i quali il capoclan dei Gionta ha provato invano a ottenere la revoca del carcere duro.

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