Massacrato sul sagrato a Torre Annunziata, tatuaggi e tracce di sangue incastrano i 3 killer dei Gionta

Ciro Formisano,  

Massacrato sul sagrato a Torre Annunziata, tatuaggi e tracce di sangue incastrano i 3 killer dei Gionta

Dallo straccio intriso di sangue scoperto il giorno dopo il delitto, ai tatuaggi dei giovani in motorino individuati dalle telecamere. E ancora le intercettazioni e i racconti della pusher pentita che ha deciso di parlare ai magistrati per paura di essere ammazzata dai sicari del clan Gionta. Sono gli indizi che secondo i pm inchioderebbero i 3 arrestati per l’omicidio di Francesco Immobile, l’uomo assassinato il 12 settembre scorso ai piedi della chiesa di Sant’Alfonso, a Torre Annunziata. Un delitto realizzato da giovanissimi sicari legati al clan dei Valentini nell’ambito della sanguinosa guerra di camorra che vede contrapposti i Gionta e le altre cosche che puntano a mettere le mani sul monopolio degli affari illeciti in città. Nel decreto di fermo convalidato nei giorni scorsi, la procura di Torre Annunziata mette insieme tutti i tasselli di un intricato mosaico investigativo. Un’inchiesta lampo che ha dovuto fare i conti con l’omertà e l’assenza – sul luogo dell’omicidio – di telecamere di videosorveglianza comunali in grado di incastrare i killer. Attraverso gli occhi elettronici installati dalle attività commerciali della zona, però, i pm e gli agenti del commissariato di polizia sono riusciti a ricostruire il percorso di quei due motorini che sarebbero stati utilizzati per il delitto dagli assassini di Immobile. E proprio da quei filmati emergerebbero alcuni particolari importanti. Come il tatuaggio sulla gamba destra di Ciro Coppola, finito in cella assieme a Pietro Pallonetto e Alfredo Longobardi (quest’ultimo diciassettenne e destinatario di un provvedimento emesso dalla procura per i minori). Una svolta nelle indagini è stata però rappresentata dalla scelta di collaborare con la giustizia da parte di una donna che lavorava all’interno della piazza di spaccio gestita, sostengono gli inquirenti, dalla famiglia Pallonetto. La donna, oltre a riconoscere i capi d’abbigliamento indossati dai giovani indagati il giorno del delitto, ha anche parlato del fatto che il giorno dopo l’omicidio Pallonetto e Longobardi avrebbero lavato uno dei due scooter usati per il massacro. Motorino che i due avrebbero ripulito con dell’alcool e con un rotolo di carta. E proprio su quella carta la donna ha raccontato di aver visto delle tracce di sangue che l’avevano insospettita in  merito al possibile coinvolgimento dei due nell’agguato. Una tesi che però non convince gli avvocati degli indagati (difesi da Antonio Iorio e Mauro Porcelli) pronti ad avviare indagini difensive per dimostrare l’innocenza dei tre sospettati finiti in carcere per l’omicidio di Immobile.

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