Torre Annunziata in ginocchio, il sindaco chiede aiuto al Governo. Ma dimentica i suoi 4 anni di disastri

Giovanna Salvati,  

Torre Annunziata in ginocchio, il sindaco chiede aiuto al Governo. Ma dimentica i suoi 4 anni di disastri

Una lettera indirizzata ai vertici regionali e nazionali, un lungo elenco di sconfitte del territorio, di promesse non mantenute. Ma mai un accenno alle sue colpe, ai madornali errori che hanno caratterizzato la sua amministrazione comunale. Nemmeno una parola sugli scandali giudiziari esplosi sotto al suo naso che hanno gettato ombre inquietanti sul Comune. Il sindaco di Torre Annunziata, Vincenzo Ascione, ieri mattina ha convocato una conferenza stampa in municipio. Un modo per chiedere aiuto alle istituzioni “sovra-comunali” per gli errori del passato. Errori di cui lui stesso è stato artefice, prima nelle vesti di consigliere comunale, poi di assessore e infine di primo cittadino. Ma questo Ascione, nel suo monologo lagnoso, non lo dice. Anzi.  «La città ha subito un processo di totale de industrializzazione a partire dagli anni ’80, con una perdita esponenziale di migliaia di posti di lavoro e con un impegno dell’allora Governo di riconvertire l’intero comparto siderurgico dando nuovo lustro al territorio. Circostanza che, però, non si è mai concretizzata, pur ricorrendo all’attivazione di vari strumenti come l’accordo di programma per l’area Dalmine ed il contratto d’area che però non hanno prodotto i risultati sperati». Storie vecchie di cui il sindaco si ricorda ora, mentre in Comune c’è la commissione d’accesso per valutare possibili infiltrazioni mafiose nella sua amministrazione comunale. Storie utili oggi per provare a mettere le mani sulla montagna di soldi europei in arrivo. «L’amministrazione comunale da sola non può farcela – l’appello del sindaco –  E’ il tempo di affermarlo con nettezza. Senza un intervento concreto si rischia seriamente di sprecare una irripetibile, straordinaria opportunità: allinearsi ai ritmi di crescita economica e sociale del resto del paese. Il Pnrr rappresenta un’occasione non replicabile per dare delle risposte concrete con interventi di rigenerazione urbana, di sviluppo portuale, di mobilità e collegamenti viari, di ambiente e bonifica, edilizia scolastica, ampliamento ambientale, miglioramento dei servizi». Un discorso che ha i crismi di un disastroso testamento politico da lasciare in eredità al prossimo sindaco.    Si vanta delle 34 assunzioni della ditta Nu, degli 80 posti di lavoro ottenuti con il corcorsone regionale (il Comune non ha mosso un dito). E poi celebra gli investimenti di nuovi imprenditori sul territorio, dimenticando però quelli che sono scappati a gambe levate perché stritolati dalla camorra e dal malaffare (come dimostra l’inchiesta sulle mazzette che un anno fa ha travolto l’Utc). «Voglio lanciare un Sos al Governo», dice nella sala consiliare. Peccato che da 4 anni il sindaco e la sua amministrazione siano rimasti sordi dinanzi alle grida disperate di una città sull’orlo del baratro.

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