Pompei, l’associazione Bartolo Longo nella villa confiscata al ras dei Cesarano

Salvatore Piro,  

Pompei, l’associazione Bartolo Longo nella villa confiscata al ras dei Cesarano

Pompei. Scopi sociali e nuova vita per un bene strappato al clan camorristico Cesarano. Il recupero di una parte di villa Cascone, ovvero l’ex regno di Alfonso alias pezza nculo, il latitante acciuffato dai carabinieri nel 2002 dopo aver partecipato alla tremenda strage di Sant’Alessandro, avvenuta nel 1984 a Torre Annunziata, è stato ieri affidato a un’associazione sportiva dilettantistica. E’ la ASD Movimento Bartolo Longo del presidente Giuseppe Acanfora. L’associazione è da 17 anni impegnata per realizzare la Corsa per la Pace Napoli-Pompei. Presenti, tra gli altri, alla cerimonia di consegna dell’ex covo di camorra – si tratta di 2 dei 4 appartamenti tenuti fino a ieri in stato di degrado e di abbandono e che, fino al 2008, erano appartenuti ad Alfonso Cascone, ex padrino di camorra ed elemento di spicco dei Cesarano, morto poi nel 2010 – il sindaco del Comune di Pompei, Carmine Lo Sapio, l’assessore comunale al Patrimonio, Ciro Cascone, l’assessore regionale alla Legalità, Mario Morcone. “Apriamo finalmente ai cittadini degli appartamenti che, tradizionalmente, hanno rappresentato una brutta storia per Pompei e per l’intera zona del cosiddetto mercato dei fiori” ha dichiarato l’assessore regionale per Metropolis. In effetti, Alfonso Cascone ebbe un ruolo fondamentale nella mattanza di camorra avvenuta nel 1984 a Torre Annunziata. Dove un commando composto da quattordici persone, una volta giunto in città a bordo di un pullman e di due auto, aprì il fuoco davanti al bar Circolo del Pescatore. Il commando di sangue così uccise sette sodali del clan Gionta. Ma da ieri, l’ex covo di camorra “scriverà” un’altra storia. Almeno lo si spera. Perchè assegnare i beni non basta. Le esperienze degli enti del Terzo Settore e delle associazioni, che in Campania stanno donando nuova vita ai beni confiscati, descrivono infatti un quadro costellato da mille difficoltà: lungaggini burocratiche, assenza di fondi per le ristrutturazioni. Attualmente, secondo gli ultimi dati ufficiali, su 17226 beni confiscati in Italia soltanto 11930 beni sono già stati destinati per fini sociali. Un percorso molto tortuoso, confermato dall’assessore Morcone. “L’iter giudiziario è troppo lungo – ha proseguito Morcone – il primo problema deriva dai tempi incerti per la confisca definitiva ad opera dell’autorità giudiziaria, che a sua volta assegna il bene all’Agenzia Nazionale. Un secondo problema, poi, deriva dalla disponibilità dei Comuni a prendere in consegna i beni, ma soprattutto a lavorarci, proponendo in Regione dei seri progetti per il loro recupero e riuso a fini sociali”. L’allarme dell’assessore Morcone è chiaro: “I Comuni della Campania, soprattutto quelli di piccole dimensione, sono messi davvero male con i loro uffici tecnici. Anche stilare un progetto di ristrutturazione mette gli uffici tecnici in difficoltà”. Anche per provare a segnare una svolta, nell’intero settore dei beni confiscati alla camorra, la Regione ha organizzato un convegno a tema: si terrà il 14 e il 15 gennaio alla stazione marittima di Napoli. “Parleremo di tempi inadeguati e di una necessaria accelerata” conclude Morcone.

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