Scoperta la filiera del falso tra Terzigno e Pescara, sotto sequestro 10mila abiti contraffatti

Andrea Ripa,  

Scoperta la filiera del falso tra Terzigno e Pescara, sotto sequestro 10mila abiti contraffatti

Venivano prodotti a Terzigno. In uno dei tanti laboratori tessili aperti negli scantinati di palazzine nei quartieri affollati della città. Migliaia di abiti per bambini, palesemente contraffatti, che venivano fuori dalle macchine per cucire bollenti per il tanto lavoro. La merce, quella che poteva essere piazzata, finiva poi in Abruzzo e venduta in negozi e sulle bancarelle dei venditori ambulanti della zona. Una filiera del falso che ha permesso di ricostruire il giro d’affari sull’asse Terzigno-Pescara, smantellata ieri mattina dagli uomini della guardia di finanza che hanno sequestrato oltre diecimila articoli falsi. Quattro le persone denunciate alla procura, tre imprenditori del settore tessile e un venditore ambulante che aveva il compito di immettere sul mercato tutti quei prodotti giudicati potenzialmente dannosi.
L’indagine è partita dai controlli effettuati ai venditori ambulanti di Pescara. Nel mirino è finito, innanzitutto, finito un 30enne ambulante pescarese, che sulla propria bancarella del mercato rionale vendeva centinaia di capi di abbigliamento per bambini riportanti illecitamente loghi e marchi di personaggi di videogiochi come “Super Mario Bros” e “Minecraft, di cartoni animati come “Bing” e “Spiderman”, di serie Tv come “Squid Game”. La merce è stata immediatamente sequestrata ed il venditore denunciato alla procura della Repubblica di Pescara per il reato di “introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi”. Non è l’unico a finire in un’inchiesta che ha portato alla luce il giro d’affari tra la Campania e l’Abruzzo.
I finanzieri infatti hanno avviato ulteriori approfondimenti per scoprire la provenienza della merce contraffatta e fare luce sui canali di approvvigionamento dei rivenditori pescaresi. Ancora una volta, l’investigazione ha disvelato che i prodotti falsi provenivano da altre zone del territorio nazionale, come in questo caso, ed, in particolare, da tre grossisti partenopei, operanti sia nel settore dell’abbigliamento che in quello della vendita di materiale elettrico non sicuro naturalmente scattato, anche qui, il sequestro su più di 10.000 articoli contraffatti nei confronti degli operatori economici all’ingrosso, tutti di etnia cinese, denunciati alla procura della Repubblica di Napoli per i reati di “Frode nell’esercizio del commercio” e di “Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi”. Risalendo la filiera illecita, i finanzieri hanno scoperto, a Terzigno, anche un laboratorio in cui i capi di abbigliamento venivano confezionati e sui quali venivano apposti i marchi contraffatti di alcuni noti brand, per poi essere distribuiti e venduti.

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