Mamma coraggio uccisa a Torre Annunziata, ecco le prove che hanno inchiodato Tamarisco

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Mamma coraggio uccisa a Torre Annunziata, ecco le prove che hanno inchiodato Tamarisco

E’ stato condannato all’ergastolo Francesco Tamarisco, il narcos del rione Poverelli accusato di essere il mandante dell’omicidio di Matilde Sorrentino. A diciassette anni dal massacro della mamma coraggio di Torre Annunziata i giudici della Corte d’Assise di Napoli hanno scritto un nuovo capitolo della storia giudiziaria legata ad una delle pagine più nere della città. La storia di un delitto terrificante che s’intreccia a vicende di pedofilia e camorra. Matilde aveva 49 anni quando il 26 marzo del 2004 la morte ha bussato alla sua porta. Alfredo Gallo, l’assassino condannato al carcere a vita, l’ha uccisa, sull’uscio della sua abitazione, in via Trento, al civico 13. Le ha sparato 6 colpi di pistola, 5 al torace e uno in bocca. Quasi come a voler mettere a tacere quelle labbra che avevano “parlato troppo”. Per anni, questa storia di abusi e sangue, è rimasta chiusa in un cassetto. Il killer è stato condannato. Ma i mandanti non sono mai stati individuati. Un caso chiuso. Ma non per la Procura di Torre Annunziata che ha deciso di tirare fuori dagli archivi quell’enorme fascicolo impolverato. Il procuratore Alessandro Pennasilico e l’aggiunto Pierpaolo Filippelli hanno cominciato a scavare in fondo a quella storia dai contorni opachi, aiutati dai carabinieri. Un’indagine mastodontica che ha portato all’arresto di Francesco Tamarisco, quarantacinquenne pluripregiudicato ed esponente di spicco della famiglia di narcotrafficanti con base nel rione Poverelli. E’ lui, per gli inquirenti, l’uomo che ha ordinato a Gallo di uccidere mamma coraggio. A dirlo sono le indagini dei miliari dell’Arma e soprattutto i verbali di undici collaboratori di giustizia un tempo legati ai Gionta ai Gallo, ai Falanga di Torre del Greco e ai Birra di Ercolano. Per i pentiti non ci sono dubbi: fu Tamarisco ad armare la mano del sicario. Il motivo? Una vendetta per le denunce di mamma coraggio e di altre due donne. Tamarisco, assieme ad altre persone, venne arrestato, a fine anni ’90, con l’accusa infamante di essere un pedofilo. Assieme ad altri indagati avrebbe partecipato agli stupri di bambini avvenuti in una scuola della zona. I ragazzini venivano drogati, legati con catene di motorini alle sedie e violentati sotto minaccia. Tamarisco per questa vicenda verrà condannato in primo grado e poi assolto in appello. Ma l’onta del sospetto non si cancella con una. E così   il ras avrebbe deciso di servirsi di Gallo, un cane sciolto che “bazzicava” nei rioni dei Gionta. Per pagare il silenzio del killer – la tesi dell’accusa – Tamarisco avrebbe garantito un vero e proprio “vitalizio” all’assassino di mamma coraggio, corrispondendogli negli anni oltre 50.000 euro. Indizi e sospetti trasformati in prove durante il lungo processo che in questi anni ha fatto luce sulle mille ombre che avvolgevano questa storia. Misteri protetti dal muro di omertà contro il quale, per anni, si sono scontrati gli inquirenti alla ricerca di elementi in grado di incastrare l’uomo che ha ordinato il massacro di Matilde. Fili di una storia che si riannodano nel silenzio tombale di quell’aula di tribunale. E’ da poco passato mezzogiorno quando la Corte pronuncia la sentenza di primo grado. «Ergastolo», ripete il giudice incrociando i volti di accusa e difesa. E’ la fine di un altro pezzo di quella terrificante storia che diciassette anni fa ha spinto un assassino ad ammazzare una madre colpevole solo di aver difeso suo figlio.

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