Scandalo voto di scambio a Torre del Greco: niente sconti per Buono

Alberto Dortucci,  

Scandalo voto di scambio a Torre del Greco: niente sconti per Buono
L'ex consigliere comunale Mario Buono

Torre del Greco. Dovrà trascorrere le vacanze di Natale all’ombra del Vesuvio, trattenuto dall’obbligo di dimora a Torre del Greco deciso dal tribunale del Riesame a fine aprile del 2021. Niente «regalo» sotto l’albero di Mario Buono, l’ex consigliere comunale travolto dall’ultimo filone giudiziario relativo alle avvelenate elezioni delle 20 euro concluse con la vittoria della coalizione guidata dal sindaco Giovanni Palomba: i giudici della sesta sezione penale della suprema corte di cassazione – presidente Stefano Mogini – hanno, infatti, respinto il ricorso presentato dall’avvocato dell’imprenditore del settore delle pulizie per ottenere la cancellazione della misura cautelare. A 8 mesi dall’arresto, dunque, Mario Buono dovrà aspettare in città – fatta eccezione per le deroghe concesse dai magistrati per ragioni lavorative – il verdetto del giudice per le udienze preliminari del tribunale di Torre Annunziata, chiamato a febbraio del 2022 a ordinare o meno il processo per il trentottenne di via monsignor Felice Romano.

L’ultimo round

Dopo le dimissioni dalla carica di consigliere comunale, Mario Buono – inizialmente sottoposto agli arresti domiciliari – aveva ottenuto dal tribunale del Riesame di Napoli la «conversione» della misura cautelare in obbligo di dimora a Torre del Greco. Una restrizione ritenuta – alla luce del «metro» utilizzato per i restanti indagati e della «lontananza temporale» dei fatti contestati dalla procura di Torre Annunziata – eccessivamente penalizzante, al punto da convincere la difesa di Mario Buono a presentare ricorso agli ermellini di Roma. Ebbene, il collegio presieduto da Stefano Mogini ha ribadito – attraverso 5 pagine di motivazioni in cui sono presenti diversi «refusi», non ultimo la ripetuta indicazione del consiglio comunale di Torre Annunziata anziché Torre del Greco – la legittimità della decisione del tribunale della libertà di Napoli. In particolare, gli ermellini di Roma «blindano» le dichiarazioni accusatorie di Giovanni Massella e Ciro Massella – figlio e nipote del boss ucciso in un agguato di camorra a marzo del 2003 – e lasciano in piedi il rischio di reiterazione del reato pure in assenza di qualsivoglia tornata elettorale alle porte. Insomma, niente sconti. Anzi: Mario Buono è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di 3.000 euro in favore della cassa delle ammende.

Il prossimo atto

Sull’agenda giudiziaria dell’ex consigliere comunale ora resta un’unica data: 17 febbraio 2022, quando è in programma l’udienza gup a Torre Annunziata. A rischio processo, insieme a Mario Buono, ci sono Vincenzo Izzo – titolare della pescheria Don Do’ – l’ex assessore Simone Onofrio Magliacano, il meccanico  Gennaro Savastano e il ristoratore Gianluca Melluso.

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