Scafati. Lo sfratto di Natale

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Scafati. Lo sfratto di Natale

«Neanche i delinquenti sono trattati in questo modo, ci hanno ridotti alla fame». Così Alfonso Cerrato, con sua mamma Maria Castellano, 68 anni pensionata e lo zio, settantaquattrenne invalido al 100%, dal B&b di Pompei dove hanno trovato provvisoriamente riparo dopo lo sfratto esecutivo che hanno subito il 16 dicembre dalla loro villetta in via Zara. Uno “sfratto di Natale” che di fatto li ha messi in mezzo ad una strada.
Il loro è un grido di aiuto, considerato che Alfonso, quarantunenne, è disoccupato. Si vive grazie ai 500 euro della signora Maria, e alla pensione di invalidità dello zio. «Poca cosa per permetterci di pagare un affitto, quando fino a ieri stavamo dignitosamente nella nostra casa». La famiglia Cerrato a Scafati è molto nota, il nonno, ed omonimo del ragazzo, era il proprietario dello storico bar Cerrato in piazza Vittorio Veneto, che ha dato lustro alla città nel secolo scorso.
Lo sfratto affonda le radici negli anni. Era il 1986 quando Maria comprò la villetta in via Zara al 50 per cento con il marito, il defunto Ferdinando Cerrato. Andato in difficoltà con il bar, successivamente chiuso, e quando la donna aveva in corso la separazione, Ferdinando contrarrà un finanziamento con una banca, non onorato del tutto. Ed è qui che la famiglia si infervora, perché, secondo la propria tesi, l’avvocato che avrebbe dovuto seguirli, nonostante le rassicurazioni, non si sarebbe mai costituito nel procedimento giudiziario avviato dai creditori. Iter che terminerà il 10 marzo 2020, quando il giudice per le esecuzioni immobiliari, dottor Luigi Bobbio, trasferirà la proprietà ad una società di Scafati, unica ad aver partecipato all’asta, comprando l’immobile per appena 126 mila euro, rispetto ai 156mila di partenza. Maria però non appare convinta di chi legalmente l’assisteva, o avrebbe dovuto seguirla, e di poter riavere la sua proprietà.
Una circostanza questa che l’ha spinta a rivolgersi agli avvocati Ferdinando De Simone e alla penalista Elvira Schioppa. I due professionisti stanno valutando l’eventuale sussistenza degli estremi per rivalersi in sede legale, verificando le corrette procedure eseguite e l’assenza di dolo in tutta la delicata vicenda. «Erano le 10 del mattino del 16 dicembre scorso, quando decine di persone, carabinieri in testa, hanno fatto un vero blitz a casa nostra. Hanno staccato la corrente e segato il cancello, irrompendo in casa» ricorda il ragazzo. La famiglia sapeva di dover andare via, ha cercato in tutti i modi di prendere tempo, anche chiedendo alla nuova proprietà di pagar loro l’affitto. «Non ci hanno ascoltato, buttandoci per strada con zio invalido a Natale. Una umiliazione per noi, gente onesta e perbene». Nove giorni di albergo e 750 euro già pagati. «Non possiamo resistere per molto, abbiamo subito una ingiustizia nell’ingiustizia. Ci hanno messo fuori con l’albero di Natale e il presepe in casa. Siamo rimasti soli» il disperato grido di aiuto della famiglia Cerrato, che chiede giustizia. Nell’immobile ancora tutte le loro masserizie.
Adriano Falanga

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