Torre Annunziata, l’omertà vince ancora: a Natale zero denunce contro il pizzo

Ciro Formisano,  

Torre Annunziata, l’omertà vince ancora: a Natale zero denunce contro il pizzo

L’ultima inchiesta che ha travolto la camorra di Torre Annunziata ha fatto luce sull’asfissiante pressione estorsiva esercitata dalla criminalità organizzata sulle attività commerciali cittadine. Racket che i clan, in alcuni casi, riscuotono anche da quarant’anni. Una morsa che da tempo stritola le speranze e i sogni di una città tenuta in scacco dalla criminalità e dal malaffare, come dimostrano le recenti inchieste che hanno travolto anche il municipio. Eppure, a dispetto di quanto raccontano pentiti e intercettazioni, nonostante gli arresti e le condanne, la città resta ancora ostaggio della paura. Dall’inizio dell’anno le denunce si contano sulle dita di una mano e nel periodo natalizio, quello di maggior pressione da parte dei clan, nessuno ha avuto la forza di presentarsi dalle forze dell’ordine per raccontare il suo inferno. Un dato incredibile se si considerano i numeri. Negli atti dell’ultima indagine che ha colpito il clan Gionta (agli inizi di dicembre sono stati eseguiti 19 arresti a carico di esponenti di spicco dei Valentini e del Quarto Sistema) si parla di almeno tre episodi di estorsione contestati agli indagati e di tanti altri casi di imprenditori taglieggiati venuti fuori dalle indagini. Non a caso, nel provvedimento cautelare, il giudice per le indagini preliminari parla chiaramente di «cappa estorsiva». Estorsioni che – secondo l’Antimafia – si dividono in due distinti filoni: quelle da migliaia di euro messe a segno ai danni di importanti imprenditori e il racket «porta a porta» che vede vittime i piccoli commercianti. Una rete che avvolge qualsiasi tipo di settore imprenditoriale presente in città. Soldi che – sostengono gli inquirenti – finiscono con l’arricchire la cosca, finanziando le “buste paga” degli affiliati: sia quelli liberi che detenuti. E proprio nel periodo natalizio dello scorso anno gli inquirenti hanno registrato un sempre più forte interesse del clan nella riscossione delle tangenti. Interesse manifestato persino da alcuni boss al 41-bis intercettati nel corso delle indagini.  Sul libro nero del pizzo dei Gionta, sostengono gli inquirenti, ci sarebbero centinaia di imprenditori, alcuni dei quali piegati alla legge del racket da decenni. Ma nonostante ciò che viene fuori dagli atti dell’indagine a Torre Annunziata l’omertà resta la più potente arma nelle mani delle cosche. Un silenzio figlio della paura che in questi mesi ha spinto decine di imprenditori a scappare dalla città. In questo periodo le associazioni anti-mafia hanno provato a sensibilizzare gli imprenditori, cercando di aprire una breccia in quel muro di omertà. Iniziative, manifestazioni, comitati. Un modo per smuovere le coscienze. Tentativi caduti però nel vuoto. La città resta stritolata nella morsa del pizzo e schiava della paura di denunciare gli esattori della camorra.

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