Trovare i killer e subito. Dare un volto e un nome ai due rapinatori che giovedì sera hanno ucciso Antonio Morione per aver reagito al tentativo di rapina nella sua pescheria. E’ quello che chiede la famiglia di Antonio, ma anche quello che pretende la città. «Richiudete in cella quei bastardi e subito», urlano dai social ai tg; perché la morte di Antonio, di un pescivendolo nella sera dell’antivigilia di Natale in una città terra di criminalità, non può restare impunita. E così, in queste ore, i carabinieri di Torre Annunziata – con il colonnello Pantalone Grimaldi sceso per primo in campo – sono a lavoro. Stanno cercando di mettere insieme tutti gli elementi raccolti in queste ore. Si parte dalle immagini del sistema di videosorveglianza presente in via Giovanni Della Rocca, sia dall’impianto pubblico che quello di alcune attività commerciali. Una serie di frame da mettere insieme, una serie di volti, spostamenti, che hanno come unica traccia al momento solo quella della macchina. Si tratta dell’autovettura ritrovata nel Piano Napoli, la piazza di spaccio più grande del Vesuviano nelle palazzine popolari, una Fiat Cinquecento. L’auto, probabilmente rubata poco prima, è la stessa che si è fermata davanti alla pescheria e dalla quale sono scesi i due rapinatori. La macchina mezz’ora dopo l’omicidio è stata trovata in fiamme proprio nel Piano Napoli. Il tentativo dei banditi di cancellare una prima prova. Si tratta di un elemento ulteriore che è finito sotto la lente di ingrandimento. E ancora. Un altro dettaglio importante è il proiettile che ha ucciso Antonio: quattro colpi esplosi, di uno solo quello fatale che lo ha raggiunto al volto uccidendolo. Si tratta di un calibro 9, quello solitamente preferito dalla camorra ed è per questo che chi ha usato la pistola e ne era in possesso potrebbe essere un esperto, un uomo legato alla criminalità organizzata, lui e i suoi complici. Anche il colpo esploso in viso potrebbe non essere stato una causalità ma un messaggio chiaro di chi voleva uccidere e non di chi ha sparato alla ceca per guadagnare terreno per la fuga. Si cerca di capire anche se i banditi siano stati due o tre. Alcuni testimoni parlano di un terzo uomo che si trovava alla guida, mentre altri solo di due. Insomma una rosa di dettagli che vanno verificati ancora e che ora sono sul tavolo degli uomini in divisa di piazza Enrico De Nicola che anche a Natale hanno intensificato le attività di indagini e di controllo del territorio con posti di blocco e perquisizioni proprio per dare la caccia ai banditi. Intanto la città si ribella : «Il nostro territorio è vittima di un martirio continuo. E’ inaccettabile» sostengono i componenti del «Comitato di liberazione dalla camorra e dal malaffare dell’area sud torrese-stabiese», che martedì 28 dicembre incontreranno il prefetto di Napoli. «Registriamo e denunciamo da mesi un clima da Far West – scrivono – con faide tra vecchi e nuovi clan caratterizzate da scontri armati ma anche l’avanzare di una criminalità di strada che minaccia la stessa coesione sociale. Ribadiremo al rappresentante del governo le nostre richieste: l’installazione di telecamere per la videosorveglianza, un aumento sensibile delle forze dell’ordine sul territorio, l’incremento degli organici della polizia locale, l’adozione di programmi educativi, l’utilizzo sociale dei beni confiscati e la bonifica degli alloggi popolari ormai divenuti fortini dei gruppi criminali». Intanto, la pescheria di Antonio Morione continua ad essere meta di un pellegrinaggio silenzioso: alla sua memoria vengono lasciati fiori e biglietti in un clima di rabbia e commozione. Gli abitanti di Boscoreale lamentano la mancanza di controlli la sera dell’omicidio: «Si poteva prevedere che le pescherie, con l’elevato volume di vendite e di incassi dell’antivigilia di Natale, fossero prese di mira dalla malavita» . E ancora: «Antonio è vittima dell’assenza dello Stato e della mancanza di prevenzione sul nostro territorio», dice Gianmarco Auricchio, amico del commerciante.

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