Sorrento. Housing sociale Aprea Mare, la Corte Costituzionale blocca il progetto per le case

Salvatore Dare,  

Sorrento. Housing sociale Aprea Mare, la Corte Costituzionale blocca il progetto per le case

La Corte Costituzionale lo dice chiaro e tondo: non ci sono possibilità per attuare interventi edilizi legati al Piano Casa della Campania in deroga al Put dell’area sorrentino-amalfitana. Bocciata l’interpretazione, sollecitata da imprenditori e tecnici con la condivisione – talvolta – di Comuni e pubblica amministrazione, che ha portato all’avvio di progetti spesso al centro di denunce e ricorsi alla giustizia amministrativa. Così è dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’articolo 12 bis, commi 2, 3 e 4, del Piano Casa (ovvero, della legge regionale numero 19 del 2009) «nella parte – si legge nella sentenza numero 261 del 2021 e depositata ieri – in cui prevedono che gli interventi edilizi disciplinati dalla medesima legge regionale possano essere realizzati in deroga alle prescrizioni del Piano urbanistico territoriale dell’area sorrentino-amalfitana». E, aggiungono i giudici, l’impossibilità delle deroghe è prevista pure quando queste norme «non prevedono limiti di inedificabilità assoluta». Il Piano Casa prevede l’ampliamento fino al 20% di edifici residenziali uni e bifamiliari, edifici di volumetria non superiore ai 1.500 metri cubi ed edifici residenziali composti da non più di tre piani fuori terra. Insomma: un’opportunità che ha dato slancio a nuove chance per il business del mattone e che ha indotto movimenti civici e ambientalisti a denunciare speculazioni. Nel dettaglio, il giudizio della Consulta è dovuto alla decisione del Consiglio di Stato di sollevare la questione di legittimità costituzionale dei commi “incriminati” del Piano Casa in riferimento all’articolo 117 della Costituzione che attribuisce prima allo Stato e poi alla Regione la potestà legislativa su tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali. La scelta di investire la Consulta è emersa nel corso della causa amministrativa riguardante la realizzazione, a Sorrento, di un intervento convenzionato, approvato in riferimento al Piano Casa, consistente nella sostituzione di un capannone, già di proprietà di Aprea Mare spa, con un nuovo complesso, il cui volume era riservato per il 30 per cento all’housing sociale. Il progettista era l’ingegnere Antonio Elefante, già autore dell’housing sociale di Sant’Agnello al centro di indagini della Procura di Torre Annunziata. Fra i profili di contestazione di alcuni residenti del rione Santa Lucia, cioè di quell’area dove sarebbe sorto il complesso, il Tar aveva accolto le istanze riguardanti «la non conformità dell’intervento al Put». Le società Aldebaran spa, Fg Buildings e Am Marine (già Aprea Mare), che sostenevano il progetto di Elefante, fecero ricorso: così, il Consiglio di Stato, ha prima rigettato tutti i motivi di appello volti a sostenere l’inammissibilità o l’irricevibilità del ricorso di primo grado, «ovvero la conformità al Put dell’intervento; quindi, delimitato il giudizio alla sola questione della derogabilità al Put». Poi ha sollevato questione di legittimità costituzionale. La Consulta spiega che «la conservazione ambientale e paesaggistica spetta alla cura esclusiva dello Stato con la conseguenza che la tutela paesaggistica costituisce un limite inderogabile alla disciplina che le Regioni e le Province autonome possono dettare nelle materie di loro competenza». In tale ottica «le disposizioni dei piani paesaggistici sono comunque prevalenti su quelle contenute negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale previsti dalle normative di settore», e, dunque, «al legislatore regionale è impedito adottare normative che deroghino o contrastino con norme di tutela paesaggistica che pongono obblighi o divieti». La Corte ricorda di aver già affermato che il Piano Casa «non può far venir meno la natura cogente e inderogabile delle previsioni del codice dei beni culturali e del paesaggio, adottate dal legislatore statale nell’esercizio della propria competenza esclusiva in materia di “tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali”, trattandosi di competenza che si impone al legislatore regionale che eserciti la propria competenza nella materia “edilizia e urbanistica”». La Regione Campania non si è costituita nel giudizio. A spuntarla la tesi dell’avvocato Francesco Saverio Esposito che rappresentava alcuni residenti, e del professore Paolo de Caterini, di Fare Ambiente.

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