Langella: «Lo Stabia si rinforzerà ma a gennaio si cambia: voglio più giovani»

Michele Imparato,  

Langella: «Lo Stabia si rinforzerà ma a gennaio si cambia: voglio più giovani»

Seconda stagione da presidente unico della Juve Stabia per Andrea Langella. Il patron durante le feste natalizie ha tracciato un primo bilancio del campionato proiettandosi anche al futuro e a quello immediato, ovvero il mercato di gennaio.

Presidente, ormai siamo al giro di boa. Secondo lei la classifica rispecchia il vero valore della Juve Stabia?
“La prima parte di campionato non mi soddisfa a pieno, gli ultimi risultati non sono stati quelli che ci aspettavamo. Questa è una rosa competitiva e sulla quale crediamo che può e deve fare di più della posizione che occupiamo oggi. Mi prendo le responsabilità, non è partito quel progetto di cui avevo parlato in estate in conferenza stampa e che, comunque, si è avviato solo per una parte. Poi le variabili pandemiche e un po’ per mantenere l’equilibrio societario, abbiamo preso altre decisioni: la tifoseria ha l’obbligo di lamentarsi perchè sul tavolo abbiamo giocatori forti. A gennaio, però, torneremo al progetto iniziale: noi dobbiamo mettere i conti in ordine, per fare un grande club ed essere un’oasi felice, prima i bilanci. Ci aspetta un inizio anno pieno di sacrifici e lavoro, anche finanziariamente: sarà ancora più costoso, affinchè si possa rispettare il nostro obiettivo”.

A suo giudizio come si spiega questa alternanza di prestazioni in casa e in trasferta? Cosa può incidere?
“Me lo chiedo spesso anche io, la continuità è proprio quello che ci manca. In casa riusciamo a mostrare maggiormente il nostro valore, su dieci gare ne abbiamo persa soltanto una che avremmo dovuto vincere. E’ vero, sono arrivati 5 pareggi, ma un po’ per sfortuna e un po’ per demeriti, che non ci hanno fatto ottenere il bottino pieno. In trasferta, lontano dal nostro stadio, ne abbiamo vinte soltanto 2 e pareggiate 3 con 5 sconfitte, troppe per un club come il nostro. L’alternanza di risultati non deve più verificarsi, è uno dei nostri obiettivi per il nuovo anno. Ma, studiando un po’ i numeri del nostro girone, questo, però, non deve essere un alibi, è un qualcosa di diffuso anche nelle altre società. E’ come se in casa, tutti, riuscissero a dare quel quid in più che consenta di ottenere il risultato pieno”.

Gennaio è vicino e con esso il mercato. L’anno scorso la svolta è arrivata dopo la rivoluzione fatta a gennaio. Sarà così anche quest’anno?
“Torneremo sul mercato, questo è chiaro. Lo faremo per completare l’organico, per mettere a disposizione di mister Stefano Sottili una squadra che possa centrare i nostri obiettivi prefissati ad inizio stagione. Lo faremo ridando vita al progetto iniziale, cercando di rimetterci in corsa”.

In che ruoli ritenete opportuno intervenire?
“Questo è compito del direttore sportivo, lui sa come e dove intervenire. Lo farà nel migliore dei modi, di questo ne sono certo. Ci sono delle cose da sistemare, come giusto che sia, opereremo per il bene della Juve Stabia”.

Per quanto riguarda i giovani col tempo stanno venendo fuori le qualità di Stoppa, Donati e altri. In più anche Della Pietra sta crescendo. Una strategia che molti hanno criticato ma che sta anche portando qualche cosa di buono.
“I giovani sono il serbatoio del calcio, è con loro che si può crescere e far crescere il movimento italiano. Nel nostro club c’è un settore giovanile che funziona nel migliori dei modi, un’eccellenza che ci sta dando tante soddisfazioni in termini di risultati, grazie al lavoro costante e perfetto di professionisti come il responsabile Saby Mainolfi e il direttore Roberto Amodio che, con il loro staff tecnico e dirigenziale, sono al servizio della formazione sportiva di ogni singolo ragazzo, traendo il massino pur tra mille difficoltà che il mondo del calcio, ma il mondo in generale, oggi vive. Mariano Guarracino, Vincenzo Della Pietra e Gianmarco Todisco sono i nostri fiori all’occhiello, ragazzi cresciuti nel nostro settore giovanile e arrivati in prima squadra. Vero, Stoppa e Donati, come Sarri, Squizzato e Lipari, oltre agli altri, stanno mostrando le proprie qualità e li abbiamo portati qui convinti che potesse accadere, ma l’orgoglio è vedere i nostri ragazzi crescere e trovare spazio come sta accadendo in questi due anni”.

Sul fronte societario è auspicabile attendersi qualche nuovo ingresso o è prematuro?
“L’ingresso, prevalentemente di imprenditori locali, che ci mettano la faccia per dare continuità aziendale, è sempre ben accetto. L’appello, però, è stato fatto più volte e nessuno si è mai fatto avanti. Non si può prendere l’azienda senza investimenti per farla poi fallire: vanno investiti soldi che difficilmente si potranno recuperare. Se dovesse arrivare qualcuno, ben venga, perchè la debitoria è alta, le sponsorizzazioni sono ridotte, per esempio, e non sono potute crescere per la pandemia. L’ingresso di mio fratello, con un intervento finanziario, ha portato nuova linfa vitale. La Juve Stabia, dopo la fuga degli altri soci, era già in grosse difficoltà. Senza la continuità della famiglia Langella, si rischiava di ripartire da zero. Ma ad oggi non ci sono imprenditori esterni che vogliono entrare nel capitale e non dico liquidare i soci, perchè non è ciò che vogliamo, in quanto questi colori ci sono entrati nel cuore.
Si porta avanti un progetto per l’amore che si prova verso questa città e questa squadra. I nostri sforzi sono stati molto elevati, per tenere in alto questa società”.

Il momento più bello di questi primi anni in cui è presidente della Juve Stabia?
“Sono già tanti, essere presidente della Juve Stabia è per me motivo d’orgoglio. Vedere la curva cantare, sostenerci, tornare nel proprio settore o vederli in giro per i campi. Sempre presenti, al di là dei risultati. Le vittorie, le gioie, il record di 9 vittorie esterne consecutive raggiunto con mister Padalino lo scorso anno. Gli esordi dei nostri prodotti del settore giovanile. La promozione in serie B e il raggiungimento degli obiettivi prefissati anno per anno, sono tutti momenti indelebili”.

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