Torre Annunziata, l’appello del presidente del tribunale: «Questa terra si ribelli a violenza e criminalità»

Ciro Formisano,  

Torre Annunziata, l’appello del presidente del tribunale: «Questa terra si ribelli a violenza e criminalità»

Dalle finestre del suo ufficio, al sesto piano del palazzo di giustizia, Torre Annunziata sembra un dipinto, una cartolina di bellezze senza tempo. Eppure, laggiù, in quei dedali di strade e vicoli che sfiorano la storia, ci sono ombre e demoni capaci di oscurare ogni cosa. Lo sa Ernesto Aghina, presidente del palazzo di giustizia, mentre dall’altro lato della parete di plexiglas sfoglia giornali e documenti scuotendo il capo. Negli occhi ci sono ancora le immagini dei funerali di Antonio Morione, il pescivendolo assassinato durante un tentativo di rapina a Boscoreale il 23 dicembre scorso. Ci sono i ricordi delle lacrime della vedova di Maurizio Cerrato, ucciso il 19 aprile a Torre Annunziata per aver difeso sua figlia dopo una banale lite per un posto auto. Ci sono le parole del Vescovo, Domenico Battaglia, che ha chiesto alla città di Torre Annunziata e al territorio dell’area vesuviana di «svegliarsi», di «restare in piedi», di «compiere uno scatto di dignità» contro la violenza che ha strappato alla vita un altro onesto padre di famiglia.

Presidente, le parole del Vescovo toccano il cuore di questa terra martoriata da violenza e camorra. Sente di far suo questo appello?

«Ovviamente. Non posso fare altro che associarmi all’appello del Vescovo di Napoli in occasione dei funerali di Antonio Morione. Questo territorio deve rialzare la testa, ribellarsi alla violenza e alla criminalità».

Però non mi sembra convinto a pieno della possibile risposta della città, mi sbaglio?

«La verità è che queste parole sono già stata pronunciate tante volte. E tante volte, in questi anni, la reazione non è mai stata proporzionata alle necessità».

Come si spiega questa escalation di violenza? E perché è così difficile, secondo lei, spezzare le catene dell’oppressione criminale?

«Ogni vicenda ha la sua storia. E’ evidente però che certe tipologie di reati sono inevitabilmente condizionati dal contesto sociale. Un contesto tutt’altro che florido».

La pandemia ha aggravato l’emergenza sicurezza?

«Ovviamente ha inciso su alcuni ambiti. Penso ad esempio alla violenza di genere».

Il sistema giustizia come ha retto all’urto della pandemia? Il 2021 che anno è stato per il tribunale di Torre Annunziata?

«La crisi sanitaria ha inevitabilmente inciso sulla gestione della domanda di giustizia. Il tribunale si è organizzato in maniera flessibile, adeguandosi all’andamento della pandemia. E’ ovvio che c’è stata una riduzione della domanda di giustizia. Sul civile ci ha molto aiutato la possibilità del processo da remoto. Cosa impossibile da applicare nel penale. Nonostante queste difficoltà siamo riusciti però a concludere processi importanti e complicati come Olimpo e il crollo di Torre Annunziata. Il bilancio non può essere negativo».

All’orizzonte c’è la nuova riforma che dovrebbe ridurre i tempi della giustizia. Che futuro prevede con l’utilizzo dei fondi europei?

«Ci attende una grande sfida, una sfida che coinvolge tutta la giustizia italiana. Il progetto prevede in quattro anni l’abbattimento del 90% degli arretrati per il processo civile. Dovrebbero arrivare 70 nuove unità in tribunale. Ora bisogna tramutare questi buoni propositi in realtà. Noi ci proveremo mettendo in campo tutte le nostre energie».

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