Castellammare. Omicidi Corrado e Tommasino: i mandanti sono in libertà

Tiziano Valle,  

Castellammare. Omicidi Corrado e Tommasino: i mandanti sono in libertà

Sono tutti liberi i mandanti e gli esecutori materiali dell’omicidio di Sebastiano Corrado, il consigliere comunale del Pds, ucciso nel 1992 in via Virgilio. E sono in libertà anche i mandanti dell’omicidio di Gino Tommasino, il consigliere comunale del Partito Democratico ammazzato nel 2009. Due storie che a distanza di 17 anni una dall’altra, potrebbero avere uno scenario simile: il clan D’Alessandro, che controlla tutti gli affari illeciti a Castellammare, vede in pericolo i suoi business e decide di eliminare chi non riconosce l’egemonia della cosca.Nelle settimane scorse sono state effettuate una serie di perquisizioni, a Scanzano e nel centro antico di Castellammare, proprio nell’ambito delle indagini in corso per l’omicidio di Sebastiano Corrado. Gli investigatori mantengono il più stretto riserbo sull’attività in corso, ma a quanto pare i mandanti e gli esecutori materiali di quel delitto sarebbero attualmente liberi, probabilmente dopo aver scontato condanne per altre vicende.

Il prossimo 11 marzo ricorreranno 30 anni da quell’efferato delitto ed entro quella data potrebbero esserci novità dal punto di vista investigativo. Le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Giuseppe Cimmarotta, e dal procuratore Giovanni Melillo, che nove mesi fa hanno di fatto confermato la riapertura del caso. Un passaggio possibile grazie alle rivelazioni dei nuovi pentiti, Pasquale e Catello Rapicano, e dell’ex killer Renato Cavaliere che aveva già fatto riferimento al delitto Corrado nei suoi vecchi verbali, ma a distanza di anni avrebbe tirato fuori nuovi particolari sull’omicidio. Verbali che sono stati incrociati con gli elementi investigativi acquisiti nel 1992, proprio con l’obiettivo di incastrare chi ordinò quel delitto e chi materialmente lo ha eseguito.Almeno quattro le persone coinvolte: i due sicari che viaggiavano in sella alla motocicletta e fecero fuoco contro Corrado appena uscito dall’ospedale, una persona che faceva da palo nei pressi del San Leonardo, e un mandante che aveva dato l’ordine di sparare.Per quanto riguarda il movente, la vicenda ruota attorno agli appalti dell’Asl, dai quali – in quel periodo – sarebbero stati esclusi gli imprenditori vicini al clan.Uno scenario simile avrebbe fatto da sfondo anche al delitto di Gino Tommasino, il consigliere comunale del Partito Democratico, ucciso il 3 febbraio 2009 al viale Europa.

Nonostante i 17 anni trascorsi tra un omicidio e l’altro, ancora una volta emergerebbero contatti diretti tra la criminalità organizzata, l’imprenditoria e la politica malsana. Rispetto al delitto Corrado, qui sono già stati assicurati alla giustizia – e condannati – gli esecutori materiali dell’omicidio: Salvatore Belviso, Renato Cavaliere, Raffaele Polito (tutti e tre pentiti) e Catello Romano, l’unico ad aver scelto di non collaborare con la giustizia. Mancano all’appello però i mandanti di quell’efferato delitto, ma anche in questo caso la svolta sembra davvero dietro l’angolo. Nel registro degli indagati sono iscritti il boss Vincenzo D’Alessandro, sua madre Teresa Martone e il ras Sergio Mosca.

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