Torre del Greco. «Francesco non parla, Francesco è malato». Adalgisa Gamba, 40 anni, madre di due figli, era ossessionata da un pensiero fisso: «Il piccolo è affetto da autismo», l’incubo – senza alcuna conferma medica – in cui era piombata da circa tre mesi. Un lungo e doloroso tunnel sfociato, alla fine, in tragedia: la donna si è allontanata dalla sua abitazione di via Anzio – piccola traversa di corso Vittorio Emanuele, il «salotto buono» di Torre del Greco – e si è «arrampicata» lungo gli scogli della Scala, a un centinaio di metri dalla passeggiata di collegamento al porto. Lì avrebbe lasciato cadere il suo piccolo, annegato nello specchio d’acqua antistante il lido Gabbiano.

L’omicidio volontario

«Il bambino è stato gettato in mare dalla mamma», le prime voci raccolte dai carabinieri della compagnia di Torre del Greco, arrivati in via Calastro per ricostruire l’agghiacciante episodio. Voci diventate certezze al termine del lungo faccia a faccia con i militari dell’Arma: un fiume di domande davanti a cui Adalgisa Gamba è crollata, confessando di avere ucciso il bimbo nato a luglio del 2019. Ora è rinchiusa nel carcere femminile di Pozzuoli, in stato di fermo su disposizione della procura di Torre Annunziata. L’accusa per la quarantenne è terribile: omicidio volontario. Nelle prossime ore sarà sottoposta all’interrogatorio di garanzia, in attesa di conoscere i primi risultati dell’autopsia sul corpicino del piccolo Francesco disposta dal pubblico ministero a capo delle indagini. Il medico legale dovrà accertare, in primis, se il bambino sia morto per annegamento oppure se il suo cuore si fosse fermato già prima di essere gettato in acqua.

Il film dell’orrore

La tragedia si è consumata nella serata di domenica, quando il piccolo è stato recuperato senza vita nello specchio d’acqua a due passi dal parco giochi della passeggiata Porto-Scala. Un parco giochi frequentato d’estate, ma isolato e buio d’inverno. Eppure proprio lì Adalgisa Gamba si era diretta dopo avere lasciato, intorno alle 17, l’appartamento al primo piano dell’elegante palazzina di via Anzio. Ma – intorno alle 21 – il suo mancato rientro ha subito messo in allarme il marito, professionista impegnato in uno studio commercialista: immediata la disperata segnalazione alle forze dell’ordine, forte la paura – aggravata dal ritrovamento in casa di chiavi e smartphone della donna – di cattivi presagi. Subito sono state avviate le ricerche sul territorio, ma – a distanza di un’ora e mezza dalla denuncia di scomparsa – la tragedia in riva al mare.

I soccorsi disperati

A dare l’allarme sono stati alcuni testimoni dell’agghiacciante scena: due ragazzini, vista la donna in prossimità della scogliera e notata una piccola sagoma in acqua, si sono tuffati in mare per prestare soccorso al bimbo. Una prontezza e un coraggio insufficienti a salvare la vita di Francesco: inutili i soccorsi e il disperato tentativo di praticare un massaggio cardiaco sull’arenile. Le indagini condotte dai carabinieri hanno consentito di raccogliere subito gravi indizi di colpevolezza a carico della donna. La quarantenne è stata condotta, in evidente stato di shock, all’interno degli uffici della caserma Dante Iovino. Qui è stata interrogata dal pm di turno, alla presenza del difensore di fiducia. Al termine dell’interrogatorio è arrivato il decreto di fermo. «Sono tuttora in corso le indagini per accertare compiutamente i motivi dell’omicidio – le parole del procuratore capo Nunzio Fragliasso – ma allo stato, sulla scorta delle prime acquisizioni investigative, il gesto della donna sarebbe riconducibile al fatto che la stessa credeva che il figlio fosse affetto da problemi di ritardo mentale, nonostante non ci fosse alcuna conferma dal punto di vista sanitario». Eppure l’incubo della malattia si era impossessato di Adalgisa Gamba: «La signora è entrata in un tunnel buio da circa tre mesi. Ora si spera arrivi la luce dagli elementi raccolti dalla Procura, non solo in termini oggettivi ma anche nella dimensione interiore», sostiene Tommaso Ciro Civitella, il legale di Adalgisa Gamba.

La croce per Francesco

Nella zona della Scala per tutta la giornata si sono susseguiti i rilievi investigativi, ma anche il pellegrinaggio dei passanti toccati dalla tragedia. Una mano ignota ha posto una croce in legno rudimentale nella sabbia, mentre l’area dove si è consumata la tragedia è stata posto sotto sequestro.

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