Castellammare. Rischio scioglimento, la giunta dei tecnici può salvare Cimmino

Redazione,  

Castellammare. Rischio scioglimento, la giunta dei tecnici può salvare Cimmino

Il sindaco Gaetano Cimmino è appeso al filo del lavoro svolto dagli assessori tecnici, che per quasi tre anni l’hanno affiancato alla guida di Castellammare di Stabia. Nelle delibere approvata dalla giunta formata da Lello Radice (scomparso nel 2019), Fulvio Calì, Giovanni Russo, Antonella Esposito, Diana Carosella, Stefania Amato e Gianpaolo Scafarto, non ci sarebbe traccia di condizionamenti da parte della criminalità organizzata. Anzi, per alcuni provvedimenti, si va in tutt’altra direzione. Quella giusta.E’ il caso, ad esempio, del censimento delle occupazioni abusive negli alloggi popolari, che è stato avviato nel 2019 dall’ex assessore al Bilancio, Stefania Amato. Un lavoro che è andato a mettere le mani su situazioni particolarmente complesse tra i rioni Savorito e dell’Acqua della Madonna, dove a occupare gli alloggi di proprietà del Comune, senza alcun titolo, sono persone legate alla malavita. Procedure portate avanti in collaborazione proprio con la Prefettura di Napoli e le forze dell’ordine attive sul territorio.Stesso discorso per quanto riguarda i beni confiscati alla criminalità organizzata che, almeno per quanto riguarda quelli in possesso del Comune, sono stati o messi in funzione oppure candidati a progetti di riutilizzo a scopo sociale.A questo bisogna aggiungere le denunce presentate dal sindaco Cimmino e dall’assessore Scafarto rispetto al servizio d’igiene urbana e alcuni appalti, che hanno dato il via a inchieste tuttora in corso.

Blindati, a quanto pare, anche i provvedimenti di natura urbanistica che hanno consentito al Comune di recuperare finanziamenti in particolare attraverso i Pics (i fondi messi a disposizione dall’Unione Europea, attraverso la Regione Campania).Che dalle delibere della giunta tecnica sembrano non essere emerse criticità è sicuramente un punto a favore dell’amministrazione. Anche perché si tratta della quasi totalità dei provvedimenti verificati dalla commissione d’accesso,che si è insediata dopo appena due mesi dalla nomina degli assessori politici, che al momento dell’arrivo degli ispettori avevano approvato pochissime delibere e quasi tutte relative al bilancio. Difficile al momento dire quale peso possa avere il lavoro svolto dagli assessori tecnici rispetto al possibile scioglimento del consiglio comunale. Di sicuro dall’altra parte della bilancia ci sono: le parentele con esponenti della criminalità organizzata di persone elette, sia tra le file della maggioranza che dell’opposizione; le parole pronunciate da Emanuele D’Apice al momento dell’elezione a presidente del consiglio comunale (ringraziò in aula il padre, poi defunto, che negli anni novanta fu condannato con esponenti del clan Cesarano); gli appalti al cimitero affidati ad aziende poi colpite da interdittiva antimafia e gli scandali relativi alla gestione del servizio d’igiene urbana.Nelle prossime ore la Prefettura di Napoli formulerà la sua proposta al Ministero dell’Interno e si deciderà sul possibile scioglimento del consiglio comunale.Area degli allegati

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