Torre del Greco, tutti i demoni di Ada e un atroce dubbio: Francesco ucciso prima di essere gettato in mare

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, tutti i demoni di Ada e un atroce dubbio: Francesco ucciso prima di essere gettato in mare
Nel riquadro, Adalgisa Gamba

Torre del Greco. Ha trascorso la prima notte dietro le sbarre Adalgisa Gamba, la quarantenne accusata dell’omicidio volontario del figlio di due anni e mezzo. Reclusa nel carcere femminile di Pozzuoli, la donna è in attesa della data dell’interrogatorio di garanzia durante cui – assistita dal suo difensore di fiducia, l’avvocato Tommaso Ciro Civitella – proverà a chiarire le proprie responsabilità. La donna ha già sostanzialmente confessato ai carabinieri – incaricati di portare avanti le indagini coordinate dal pubblico ministero Andreana Ambrosino della procura di Torre Annunziata – di avere ucciso il piccolo Francesco, ma ci sarebbero diversi punti oscuri nella ricostruzione della madre-assassina. Coni d’ombra su cui proveranno ora a fare piena luce gli investigatori.

Il tunnel buio di tre mesi

Cos’è successo durante le cinque ore trascorse tra l’uscita di casa di Adalgisa Gamba e il ritrovamento in mare del corpicino del piccolo Francesco? Il bambino di due anni e mezzo è morto per annegamento oppure il suo cuore si era fermato già prima di essere gettato in acqua? E nel secondo caso, come sarebbe stato ucciso? Nodi rimasti irrisolti dopo il primo «confronto» tra la donna e i militari dell’Arma: «Il gesto sarebbe riconducibile al fatto che la donna credesse che il figlio fosse affetto da problemi di ritardo mentale – le parole del procuratore capo Nunzio Fragliasso dopo il fermo della quarantenne – nonostante non ci fosse alcuna conferma dal punto di vista sanitario». Una tesi sostanzialmente confermata dal legale dell’indagata, secondo cui «la signora è entrata in un tunnel buio da circa tre mesi». Un demone già presente nel passato di Adalgisa Gamba, costretta a convivere con l’incubo di una madre alle prese con «disturbi» di vario tipo. L’emergenza sanitaria legata al Covid-19 avrebbe, poi, ulteriormente alterato il fragile equilibrio della quarantenne. Qualche campanello d’allarme era suonato tra le quattro mura dell’appartamento di via Anzio, ma nessuno aveva raccolto gli inquietanti segnali. Finché, domenica sera, i demoni non avrebbero preso il sopravvento sulla donna: smontata – durante le interminabili ore trascorsa in caserma dopo la tragedia – l’ipotesi dell’omicidio-suicidio. Adalgisa Gamba non si voleva togliere la vita, l’unica vittima del suo raptus di follia doveva essere – come poi è stato – il figlio di due anni e mezzo. Di qui, l’atroce dubbio sulla «dinamica» dell’omicidio.

Attesa per l’autopsia

Gli ultimi punti interrogativi di un’inchiesta apparentemente cristallizzata potranno trovare risposta dall’autopsia disposta dal pubblico ministero Andreana Ambrosino. Per ora la procura di Torre Annunziata non ha ancora affidato l’incarico al medico legale chiamato agli accertamenti irripetibili. Insieme al consulente tecnico d’ufficio parteciperà all’esame il professionista nominato dalla difesa, mentre il padre della piccola vittima – parte offesa nel procedimento – non avrebbe, al momento, nominato un proprio avvocato di fiducia. La salma del piccolo, dunque, resta sotto sequestro dopo essere stata recuperata in mare da due soccorritori-eroi intervenuti dopo il grido d’aiuto lanciato da Adalgisa Gamba dalla scogliera. «Quando abbiamo afferrato il bambino in mare, ci siamo subito resi conto che era già morto – la testimonianza di Pasquale e Daniele – Non si muoveva e il corpo sembrava “gelatinoso” come se fosse in acqua da diverso tempo».

Il quartiere sotto shock

Il giorno successivo alla tragedia sulla scogliera regna il silenzio in via Anzio, la stretta traversa di corso Vittorio Emanuele – proprio all’altezza della chiesa di Santa Maria del Popolo – in cui abita la famiglia di Adalgisa Gamba. La stradina è senza sbocco e «sfocia» solo tra i quattro edifici del mini-condominio del quartiere. Qui difficilmente transitano passanti, fatta eccezione per chi usufruisce della vicina area di parcheggio pubblica in via Cimaglia e si serve di un passaggio pedonale costituito da una scala per raggiungere corso Vittorio Emanuele. Lo stabile in cui la donna abita praticamente dalla nascita – inizialmente con i genitori, poi con il marito e i figli – è composto da cinque piani. L’appartamento da cui domenica pomeriggio la quarantenne si è allontanata insieme al figlio Francesco si trova al primo piano: le persiane sono completamente abbassate, il marito della donna e la figlia di 7 anni hanno preferito trascorrere la notte a casa di parenti. «Non abbiamo visto nessuno già da lunedì», dice un abitante dell’elegante palazzina. In molti non si ricordano della coppia e chi conosce Adalgisa Gamba e il marito parla di «persone perbene, ma molto riservate». Così tranquille al punto da risultare «invisibili» al rione: «Saltuariamente abbiamo visto uscire tutti insieme, in particolare durante l’ultimo anno e mezzo caratterizzato dall’emergenza sanitaria legata al Covid-19». Non c’è particolare voglia di parlare in via Anzio: «È stata una tragedia inaspettata – afferma un’anziana – un fulmine a ciel sereno. Personalmente conoscevo la signora da quando aveva sei anni, cioè da quando venne a vivere qui con la mamma. Poi è rimasta in quest’appartamento anche da sposata». Tra quelle quattro mura sono cresciuti i figli della coppia e recentemente i demoni della donna: «Sono sempre stati una coppia tranquilla, ma qualcosa negli ultimi mesi era cambiato – conferma una vicina di casa -. Le liti erano aumentate, ma nessuno avrebbe mai potuto immaginare una tragedia del genere».

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