Castellammare. Il pentito inchioda i killer di Scelzo

Ciro Formisano,  

Castellammare. Il pentito inchioda i killer di Scelzo

Pasquale Rapicano ha detto la verità in merito alla dinamica dell’omicidio di Pietro Scelzo. E i racconti del pentito sono riscontrati dalle indagini condotte sul campo dalle forze dell’ordine.

E’ ciò che è emerso nell’ultima udienza del processo che vede imputato Vincenzo Ingenito, accusato di essere il mandante del delitto commesso dal clan D’Alessandro il 18 novembre del 2006. Ieri, dinanzi ai giudici della Corte d’Assise di Napoli, ha testimoniato un maresciallo dei carabinieri che ha condotto le indagini coordinate dall’Antimafia. Ai militari dell’Arma, in particolare, è stato affidato il compito di effettuare riscontri rispetto alle dichiarazioni rese proprio da Rapicano, il collaboratore di giustizia che ha confessato di essere stato l’esecutore materiale del delitto. In aula sono stati ricostruiti una serie di dettagli (dal calibro della pistola al luogo del delitto fino alla possibile presenza di testimoni o pregiudicati nel palazzo dove viveva la vittima). Elementi che – sostiene l’Antimafia – confermerebbero la solidità dei racconti resi proprio da Rapicano che per questo omicidio è stato condannato all’ergastolo.

Nel corso dell’udienza il legale di Ingenito, difeso dall’avvocato Alfonso Piscino, ha però puntato sull’assenza – a suo modo di vedere – di elementi in grado di confermare le responsabilità dell’imputato quale mandante del massacro. Secondo Rapicano, però, fu proprio Ingenito a dare l’ordine di morte poi eseguito dal sicario pentito e da altri due affiliati (entrambi deceduti).

L’udienza di ieri, però, avrebbe dovuto rappresentare un punto di svolta del processo. In calendario c’era la testimonianza di alcuni familiari della vittima che avrebbero raccontato agli inquirenti dettagli importanti nel corso delle prime indagini. Testimonianze slittate a febbraio a causa di impedimenti di varia natura.

Il processo che rischia di costare l’ergastolo a Ingenito (cognato di Luigi D’Alessandro) nasce dall’inchiesta che lo scorso anno ha portato all’arresto dell’attuale imputato e di Antonino Esposito Sansone, anche lui ritenuto coinvolto nel delitto ma deceduto qualche mese fa in carcere.

Secondo quanto raccontato da Rapicano alla Dda di Napoli, il delitto sarebbe legato alla convinzione (nata in seno ai D’Alessandro) che Scelzo fosse legato al clan Omobono- Scarpa. «Appresi – racconta il pentito in un verbale finito agli atti dell’inchiesta – che Scelzo stava preparando, insieme ad altri del gruppo Scarpa, un attentato contro Sergio Mosca tra il 2003 e il 2004».

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