Castellammare. Chiudono pub e locali «Troppi contagi in città»

Vincenzo Lamberti,  

Castellammare. Chiudono pub e locali «Troppi contagi in città»

Locali e ristoranti pubblici cominciano a chiudere a Castellammare di Stabia. Troppi i casi di Covid registrati negli ultimi giorni, sia dentro che fuori le attività imprenditoriali e commerciali. E così in questi giorni successivi al periodo clou delle festività natalizie, sono diversi i patron che preferiscono chiudere spontaneamente le proprie attività, per motivi di prevenzione e tutela della salute sia dei dipendenti che ovviamente dei clienti. Come annunciato ieri mattina dal proprietario Antonio Maturo, chiude il Maracanà Pub, uno dei locali storici della zona a ridosso del porto, e tra i più frequentati. Al momento non è prevista già una data di riapertura, la decisione di rialzare la saracinesca e riaprire la cucina ai clienti avverrà in base all’evoluzione della situazione epidemiologica.

Stessa scelta anche per il locale “Capperi che Pizza” sul lungomare a ridosso della villa comunale di Castellammare: “Abbiamo positivi tra i nostri dipendenti, nonostante i vaccini. Chiudiamo per alcuni giorni” scrivono i proprietari della location che affaccia sul mare. Un passo ritenuto doveroso per tutelare la salute di personale ed avventori. La stessa scelta è stata fatta anche da Mascolo a Varano. Non ci sono invece annunci né cartelli, ma da qualche giorno è chiuso anche il bar Palladino al Corso Vittorio Emanuele. Stop che arrivano quando ancora non è finito un periodo redditizio per i locali, come quello delle feste di Natale, che almeno fino a lunedì avrebbe potuto garantire incassi sostanziosi, dopo i periodi durissimi causati dal lockdown totale, prima, e dalle riaperture con restrizioni, successivamente.

Ma purtroppo ormai i contagi da coronavirus sono troppi, anche a Castellammare i numeri negli ultimi giorni hanno fatto registrare una crescita esponenziale. E non accennano a rallentare: stando agli ultimi dati, i positivi aumentano nell’ordine di circa 200 ogni 24 ore, e ad oggi sono quasi 900. I danni all’economia tornano quindi a farsi consistenti, e per molte attività già duramente provate da ormai quasi due anni di emergenza pandemia, potrebbe essere il colpo di grazia definitivo. I dati emersi dall’analisi sui fallimenti delle aziende italiane, aggiornata al 30 settembre, parlano chiaro: nei primi nove mesi del 2021 sono state 6.761 le imprese italiane che hanno dichiarato fallimento, in aumento del 43,6% rispetto allo stesso periodo del 2020, quando si sono registrati 4.709 fallimenti e l’attività dei tribunali era ferma per effetto del Covid.

Nel terzo trimestre del 2021 le aziende che hanno dichiarato fallimento sono state 1.806, il 12,7% in più a confronto con l’analogo periodo del 2020. Per quanto riguarda i settori, fra gennaio e settembre 2021 è il commercio a far segnare il maggior numero di fallimenti aziendali (1.955), seguito dai servizi (1.659), dall’edilizia (1.235) e dall’industria (1.084).

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