Torre Annunziata, le pistole dei Gionta nascoste tra la legna: sono le armi dei killer

Ciro Formisano,  

Torre Annunziata, le pistole dei Gionta nascoste tra la legna: sono le armi dei killer

Dopo l’ondata di arresti che ha decapitato la cupola del clan, lo Stato assesta un altro colpo agli affari dei Gionta. E lo fa strappando alla cosca di Torre Annunziata un altro pezzo dell’enorme arsenale messo insieme dai padrini per combattere la guerra di camorra che vede contrapposti i Valentini e i nuovi boss del Penniniello. Nelle scorse ore i carabinieri hanno blindato il Quadrilatero delle Carceri, storica roccaforte della cosca fondata dal padrino, Valentino Gionta. Nel corso dei controlli i militari dell’Arma sono giunti in via Plinio. Qui, in un’area all’apparenza abbandonata ma facilmente accessibile dalle abitazioni vicine, gli uomini in divisa hanno scoperto, sotto una catasta di legname, due pistole pronte per l’uso. Si tratta di una Beretta semiautomatica modello 34 calibro corto e di una semiautomatica “Cirvena Zastava” modello 99 compact” calibro 9. Le armi, come confermato dai carabinieri, erano cariche, pronte all’uso e con la matricola abrasa. Sequestrati anche diversi proiettili e droga: 9 munizioni calibro 9 e 203 grammi di marijuana. Le armi, nei prossimi giorni, verranno sottoposte a dettagliate perizie balistiche. L’obiettivo degli inquirenti è capire se si tratta di pistole usate, in questi mesi, nella guerra di camorra e magari se possono essere riconducibili all’omicidio di Francesco Immobile, il pregiudicato assassinato il 12 settembre scorso davanti alla chiesa di Sant’Alfonso. Il delitto, secondo i pm, sarebbe stato realizzato proprio dai Gionta, come conferma l’arresto di 3 indagati accusati di aver agito in nome dei Valentini. Il sequestro dei giorni scorsi rappresenta l’ennesimo tassello della lunga attività d’indagine che in questi mesi ha portato gli investigatori a colpire quello che viene considerato «il formidabile arsenale» del clan Gionta. Tra le pieghe dell’inchiesta che il 30 novembre scorso ha portato all’arresto di 19 persone (tra cui il boss Valentino Gionta e l’attuale reggente del clan Giuseppe Carpentieri) viene fuori proprio la potenza di fuoco della cosca. A luglio del 2020, sempre nel Quadrilatero delle Carcere (per la precisione in via Magnolia) le forze dell’ordine hanno scoperto e sequestrato una pistola mitragliatrice modella Imi-Uzi, un’arma di costruzione artigianale e un ordigno esplosivo di 400 grammi. Il sette agosto, invece, un uomo vicino al clan è stato arrestato per detenzione di una pistola Beretta calibro 92. Dall’inchiesta coordinata dall’Antimafia che ha portato dietro le sbarre la nuova cupola del clan, è anche venuto fuori che i Gionta, nei mesi scorsi, avrebbero provato ad arricchire il loro arsenale. In alcune intercettazioni, infatti, soggetti ritenuti legati alla consorteria criminale avrebbero trattato l’acquisto di ordigni radiocomandati per colpire i nemici. Uno scenario da guerra ricostruito dalle meticolose indagini condotte sul campo dai carabinieri. Indagini che proseguono a ritmo serrato come dimostrano le ultime operazioni e i sequestri di droga e armi all’interno dello storico fortino della cosca.

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