Torre del Greco, i 7 giorni di Palomba tra vertici-Pd per la sfiducia e una maggioranza a 15

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, i 7 giorni di Palomba tra vertici-Pd per la sfiducia e una maggioranza a 15

Crisi politica a Torre del Greco, il Pd replica a Palomba: «Andrà a casa per i suoi flop»
Torre del Greco, il futuro di Palomba in mano agli «indecisi» in consiglio comunale

Torre del Greco. «La vicenda della sfiducia non è chiusa, anzi è apertissima. Ma se arrivo al 15 gennaio, ripartirò con una maggioranza a 15 o 16 consiglieri comunali». Non si nasconde dietro un dito, il sindaco Giovanni Palomba. Ignora le parole del segretario cittadino del Pd – Salvatore Romano aveva tirato fuori il colosso del centrosinistra dalla faida politica in corso a palazzo Baronale – e rilancia: «A inizio settimana ci saranno alcuni incontri di vertice in casa Pd, certamente non a livello locale. La partita si giocherà tutta lì», la ferma convinzione dello storico figlioccio della Dc all’ombra del Vesuvio.

Il countdown

Come annunciato già all’indomani dell’addio alla maggioranza degli infiltrati del Pd – l’avvocato Luisa Liguoro e Gaetano Frulio, entrambi legati a doppio filo all’eterno candidato a sindaco Luigi Mennella – il primo cittadino resta alla finestra: «Mi attiverò solo tra una settimana, devo fare scorrere questi ulteriori giorni per dare a chi si deve dimettere tutto il tempo necessario per maturare la propria decisione – ribadisce Giovanni Palomba – . Se tra il 15 gennaio e il 20 gennaio sarò sempre sindaco, chiudo la maggioranza a 15 o 16». Insomma, la prossima settimana sarà decisiva per il futuro dell’amministrazione comunale. Perché, al netto dei guanti di sfida lanciati dal primo cittadino agli alleati-traditori e al loro mentore politico, il numero di «indecisi» tra i banchi dell’assise resta alto. E un eventuale colpo di scena potrebbe fare saltare il banco.

Le grandi manovre

Non a caso, Giovanni Palomba aspetta prima di cantare vittoria: «Allo stato attuale – sottolinea il mobiliere di via monsignor Felice Romano – ritengo, anche sulla scorta di certi movimenti strani che vedo, strani intesi come puerili, che la partita delle dimissioni non sia chiusa. Anzi è apertissima e il momento decisivo sarà tra martedì e giovedì». Perché, secondo le informazioni evidentemente in possesso del sindaco, qualche «pezzo grosso» del Pd in questi giorni non sarebbe in zona: «A inizio settimana ci saranno degli incontri a carattere non locale e poi, credo, avremo il responso finale – ribadisce il primo cittadino -. Anche perché non posso credere tutto si esaurisca in questo modo, all’uscita del 30 dicembre. Se così fosse, sarebbe deprimente per chi ha portato avanti un’azione politica del genere». Un chiaro riferimento non solo alle due «pedine» spostate sullo scacchiere del consiglio comunale, ma allo stesso «regista» dell’operazione-dimissioni. Perché se Luigi Mennella – già famoso per la lunga serie di flop politici inanellati dal 2007 a oggi – non riuscisse a centrare neanche l’obiettivo di fare disarcionare il capo della sgangherata carovana del buongoverno, il suo sogno di correre per la fascia tricolore della quarta città della Campania dovrebbe essere riposto (ancora una volta) in qualche polveroso cassetto.

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