Farmacopee, l’ultimo appuntamento dell’arte in farmacia

Marco Milano,  

Farmacopee, l’ultimo appuntamento dell’arte in farmacia

A Napoli tappa conclusiva per “Farmacopee” e le “Raccolte Metafantafisiche”, il progetto, ideato e promosso dalla Famiglia Di Martino, titolare della rete di Farmacie dei Golfi, e che si avvale dei testi critici di Marcello Francolini, della direzione artistica di Rosanna Iossa e del contributo della professoressa Margherita Romano. L’opening del 13 gennaio delle opere di Felix Policastro ed Enzo Palumbo in mostra alla Farmacia Dei Golfi in piazzetta Duca D’Aosta, infatti, sarà l’ultima sessione artistica di una rassegna nata sia con l’obiettivo di “riflettere su come le Arti giochino un ruolo fondamentale nel migliorare la salute ed il benessere sociale” ma anche per “accendere i riflettori su un’area tanto bella quanto trascurata del centro di Napoli, quale quella dei gradini Conte Mola, scalinata storica ad angolo del teatro Augusteo, che conduce ai quartieri spagnoli”. L’esposizione che interesserà le vetrine della Farmacia dei Golfi sarà visitabile fino al 10 febbraio, data in cui è previsto il finissage che metterà, poi, insieme i venti lavori dei dieci artisti alternatisi dallo scorso settembre. Una vera e propria “raccolta metafantafisica” come l’ha definita il critico Marcello Francolini che si conclude con “Abbecedario visivo” il lavoro che porta in scena Policastro e “L’ Alchimista” di Palumbo. Nel primo caso si tratta di “una sagoma in corten avvolta in un letto di farina su cui sono impresse le impronte di segni grafici”. Come fatto notare nella presentazione della mostra nell’opera dell’artista il ricorso a questi simboli è frequente ed è il “risultato di un personalissimo sillabario che ha elaborato negli anni, fino ad arrivare alla codificazione di una vera e propria grammatica con la quale si esprime sondando le tante sfaccettature dell’esistenza umana”. Per quanto concerne, invece, Palumbo, “L’ Alchimista” è una scultura in tecnica mista, fornita di un motore che le consente di muoversi secondo un senso rotatorio. “L’opera coltiva il germe dell’esploratore e dell’icononauta, il navigatore delle figure – si legge nella presentazione – la materia si frantuma e si evolve in sostanza nobile (transustanziazione). Da una parte c’è l’analisi filologica della disciplina scientifica (ovvero la preparazione dei farmaci) e dall’altra quella dell’arte, che tende a innescare un processo di liberazione: l’immagine”.

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