La follia del boss di Torre Annunziata, cellulari in cella per chiamare le vittime del racket

Ciro Formisano,  

La follia del boss di Torre Annunziata, cellulari in cella per chiamare le vittime del racket

Dalla sua cella del carcere di Asti avrebbe gestito  direttamente l’affare delle estorsioni ai commercianti di Torre Annunziata, individuando le vittime da taglieggiare e ordinando la riscossione dei soldi a suo figlio, ritenuto a sua volta tra le figure apicali della nuova cupola dei Gionta. E arrivando, addirittura, a contattare personalmente gli imprenditori finiti nel libro nero del racket. Il tutto grazie a un cellulare che Raffaele Della Grotta, quarantottenne ritenuto legato alla cupola dei Valentini, utilizzava per inviare le sue direttive dal cuore del penitenziario nel quale era detenuto (almeno fino all’inizio del 2021). Dall’altra parte del telefono, a rispondere alle direttive del ras, c’era suo figlio Alfredo Della Grotta che a soli ventisei anni è ritenuto dall’Antimafia il reggente del clan e il braccio destro del boss Giuseppe Carpentieri. L’ennesimo spaccato delle dinamiche della camorra di Torre Annunziata che emerge tra le pieghe dell’inchiesta che ha travolto la nuova cupola dei Valentini portando all’arresto di quelli che la Dda di Napoli individua come i reggenti dell’organizzazione specializzata in spaccio ed estorsioni. Un’indagine che oltre a lambire i mille affari del clan e far luce sullo scontro armato con i nuovi boss del Quarto Sistema, ha raccontato anche della estenuante cappa estorsiva esercitata dalla cosca su centinaia di attività commerciali. Negozi che pagano da decenni senza battere ciglio, piegati alla legge dell’omertà e della paura. E proprio indagando sull’affare racket i carabinieri e i pm dell’Antimafia hanno intercettato alcune chiamate giunte sul telefono di Alfredo Della Grotta e provenienti dal carcere di Asti. Le conversazioni – intercettate tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 – ruotano secondo gli inquirenti attorno al tentativo di estorcere ad un grosso imprenditore una somma di almeno 10.000 euro al mese titolo estorsivo. Raffaele Della Grotta sarebbe addirittura arrivato a contattare telefonicamente, sempre dal carcere, la vittima con il telefonino che avrebbe utilizzato dalla sua cella. L’obiettivo del ras, sostengono sempre gli inquirenti, sarebbe stato quello di consentire al figlio libero di riscuotere, per conto del clan, una tangente mensile sugli affari della vittima, arricchendo così le casse della consorteria criminale. Episodio per il quale padre e figlio sono attualmente indagati con l’accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.

CRONACA