Presepi e funivie, il destino di Torre Annunziata tra approssimazione e progetti già falliti

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Presepi e funivie, il destino di Torre Annunziata tra approssimazione e progetti già falliti

Ai geni della politica di Palazzo Criscuolo son bastati 90’ per ipotizzare come spendere la montagna di soldi che arriverà dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Dalle 10.20 alle 11.50 del 4 gennaio, più o meno una partita di pallone, compreso il tempo di sistemarsi nella stanza e rovesciare sul tavolo idee e progetti partoriti dai neuroni appena rinfrescati dalle bollicine di Capodanno. Un consulto, si dice in questi casi, «del che è verbale», come si legge alla fine di 7 pagine illuminanti. «Senza indugi», si legge testualmente, errori compresi, «la parola è lasciata all’assessore Graziani per parlare di progetti in programmazione e da presentare entro le scadenze del 15 gennaio e di febbraio». Il sindaco Vincenzo Ascione ha convocato il consulto poiché è «un’opportunità unica per Torre Annunziata» ma, riportiamo ancora testualmente, «purtroppo l’obiettivo che si vuole raggiungere è di spendere presto e bene. Purtroppo perché gli enti locali, tra cui il nostro, non sono strutturati bene visto che ci vuole una preparazione specifica anche dei dipendenti per candidare progetti». E poi ammette tutta l’inadeguatezza della sua amministrazione: «i progetti veri non li abbiamo ancora». All’ordine del giorno ci sono le proposte da presentare a Città Metropolitana, il Contratto Istituzionale di Sviluppo (Cis) e il fondo complementare al Pnrr. «Vorremmo stamattina delle proposte su questi punti», dice Ascione, e dimostrando l’assoluta incapacità di programmazione aggiunge: «Per quanto mi riguarda più cose possiamo candidare più voglio candidarle». Dice che «Torre Annunziata è la cerniera tra la costiera sorrentina, Pompei e Napoli», ma non dice che i cardini sono arrugginiti dai fallimenti e dal malgoverno degli ultimi quarant’anni, e non dice nemmeno che non ci può essere porta d’accesso a nulla che apra sulle cisterne dei veleni o sul degrado più ignobile che un’area portuale possa mai conoscere. Il consigliere Domenico Colletto chiede di fare alcune considerazioni «prima della discussione in consiglio comunale» ma il sindaco lo ferma: «Non abbiamo bisogno di andare in consiglio». Per quello che vale, in effetti, visto che l’aula ha appena riabilitato la sua amministrazione nonostante gli scandali, le inchieste, gli arresti e l’incubo della commissione d’accesso. «Il consiglio deve raccogliere l’espressione della cittadinanza», incalza Colletto. «Mi auguro che i progetti siano coerenti col Puc e la pianificazione urbana per legge va condivisa con il territorio». Il consigliere Michele Avitabile ha un’intuizione: «lo punterei sulla rigenerazione delle aree degradate. Per esempio, potremmo fare una riconversione urbana creando dei baretti come accade a Napoli». Il sindaco lo interrompe: «Bisogna candidare progetti che siano velocemente realizzabili». E allora «potremmo creare piste ciclabili», dice l’assessore Graziani. «Oppure sfruttare la presenza e l’idea di Procida per creare una sorta di presepe vivente con tutti i colori pastello», dice Michele Avitabile. «Si deve fare con una misura di sostegno ai privati», dice il sindaco. «In passato un’attività del genere è stata fatta inutilmente con dei fondi regionali», aggiunge Colletto. «Ne prendo atto», chiosa l’assessore. E addio al presepe vivente. Il confronto tra saggi chiude così il primo ordine del giorno e passa al secondo: il Cis. «Ci viene richiesta una continuità di interventi che devono essere sviluppati in una linea intercomunale. Dobbiamo rimodulare progetti già esistenti, tutto quello che abbiamo, mettiamolo sul tavolo», dice il sindaco, anche se si rischia di essere illogici. «lo voglio comunque presentare tutto». Come dire: zero idee, almeno proviamo a riciclare. Ascione tira in ballo il Masterpan del 2018 e l’idea della la riconversione della linea ferroviaria Torre Centrale-Castellammare-Gragnano in tram leggero, non importa se tutto il rione cade a pezzi tra voragini, cantieri, aree sotto sequestro e degrado. A proposito di opere pubbliche, il sindaco annuncia gli scavi sotto via Sepolcri per un piccolo ampliamento di Villa Oplonti e Colletto gli chiede: «Quel fabbricato a ridosso della Villa Oplonti che doveva essere adibito ad uffici che fine ha fatto?». Il sindaco allarga le braccia e ammette un altro intoppo. «C’è un problema con I’Unesco». Per rifarsi, però, tira fuori un’idea che nemmeno a Leonardo da Vinci sarebbe mai venuta: «Un collegamento Torre-Pompei scavi con una funivia che passa sugli scavi». Non è riportato nel verbale, ma potrebbero esserci stati applausi a scena aperta. «E’ una cosa più unica che rara, consentirebbe di vedere gli scavi dall’alto», aggiunge Graziani e immaginiamo un nuovo scroscio di applausi. Capitolo Litorale. «Abbiamo previsto la realizzazione degli attracchi come vie di fuga via mare. Questo ci metterebbe in una posizione molto alta in graduatoria», dice l’assessore stratega. Avitabile aggiunge: «Creiamo un terminale come stazione marittima e per autobus». I saggi saltano da una parte all’altra, da un sogno all’altro, senza alcuna connessione e inevitabilmente torna di moda il prolungamento di via dei Mille, progetto pluribocciato e plurisbandierato da mezzo secolo. «Andremo a riqualificare il prolungamento di via dei Mille con l’esproprio accanto a Villa Parnaso, con la possibilità di un ascensore per accedere alla villa comunale», dice il sindaco Ascione, dimenticando che lo stesso progetto è naufragato anche nelle sue mani quand’era assessore. Altro progetto da candidare: «la strada di collegamento Prota-Gambardella. Non è proprio coerente con le linee del Cis», ammette Ascione, ma chi se ne frega. «Lo inseriamo per migliorare aspetti della viabilità». Colletto insiste sul consiglio e Ascione cede: «Capiamo gli argomenti topici e portiamo una scheda sintetica in un consiglio straordinario». Poi, tutti a casa, saggi parlanti e saggi muti (Raiola e Nella). Un’ora e mezza di consulto illuminante. Sette pagine di verbale scritto così e così. Una raffica di progetti più o meno seri. Tant’è. «Del che è verbale». Forse Torre Annunziata meriterebbe altro. (c)riproduzione riservata

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