Condanne definitive per la holding della droga tra San Giuseppe Vesuviano e la Calabria

Andrea Ripa,  

Condanne definitive per la holding della droga tra San Giuseppe Vesuviano e la Calabria

Importavano droga da Panama e poi rifornivano le organizzazioni criminali di mezza Italia. I carichi arrivavano nei porti di Livorno, Gioia Tauro e Napoli e poi le sostanze stupefacenti – per lo più cocaina – venivano vendute ai migliori offerenti. Niente sconti ai narcos della droga attivi tra San Giuseppe Vesuviano e la zona a sud della Calabria. Un giro d’affari milionario, smantellato dalla direzione distrettuale antimafia capace di riuscire a ricollegare gli agganci tra la holding della droga e le ‘ndrine calabresi a cui poi erano destinati fiumi di cocaina per le piazze di spaccio. La pronuncia della Corte di Cassazione di Roma arrivata a fine dello scorso anno mette la parola fine a un’inchiesta partita sei anni fa e che nel 2019 – con le condanne in Corte di Appello – sembrava essere arrivata alla conclusione. L’ennesimo ricorso dei narcotrafficanti contro i verdetti dei giudici  tuttavia, non ha cambiato l’esito di un provvedimento che aveva rappresentato già all’epoca una mazzata per l’organizzazione criminale impegnata nell’approvvigionamento di stupefacenti dal sudamerica. L’inchiesta, coordinata dalla Procura antimafia di Reggio Calabria, ha riguardato un’associazione criminale dedita al narcotraffico. Accuse aggravate dalla modalità mafiose, perché secondo la Dda gli imputati avrebbero favorito le organizzazioni criminali calabresi. In particolare l’operazione “Vulcano”, eseguita nel luglio 2016, ha permesso di accertare l’esistenza di un presunto gruppo criminale articolato su più livelli, comprensivo di squadre di operatori portuali infedeli e dotato di elevatissime disponibilità finanziarie, costituito allo scopo di reperire e acquistare all’estero, importare (prevalentemente attraverso i porti panamensi di Cristobal e Balboa), trasportare in Italia attraverso cargoship in arrivo, tra l’altro, nei porti di Rotterdam, Livorno, Napoli, Salerno, Genova e Gioia Tauro nonché commercializzare ingenti quantitativi di cocaina. La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi di tutti gli imputati che avevano chiesto di riaprire la discussione in tribunale a seguito di ricorsi per le numerose contestazioni delle prove finite al centro del dibattimento. I giudici ermellini hanno rigettato ogni richiesta. Restano pertanto confermate le pene arrivate in corte di Appello: condanna a vent’anni di reclusione ad Antonino Pesce e Michele Zito. Quattordici anni di carcere a Salvatore Etzi, dodici anni a Ernesto Madafferi, Giuseppe Pataffio, 7 anni e 9 mesi a Francesco Giofrè, 6 anni e 8 mesi ad Antonio Pavia, 9 anni a Rosario Cunsolo e Gaetano Tommaselii, 8 anni a Pacifico Belcastro, 6 anni e 8 mesi a Giovanni Manglaviti, 5 anni a Francesco Ferraro e Gregorio Marchese, 8 anni di reclusione a Giuseppe Nicolaci, 5 anni a Tommaso Concas, Achille Rocco Scutellà, Caterina Ursida, Gabriele Savarese, Daiana Concas e Luigia Di Casola, 3 anni a Luca Martinone e un anno e 8 mesi a Tonino Belcastro.

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